Roma cambia: sta diventando una nuova zingaropoli. Lo vedi, ecco Marino…

Milano chiama, Roma risponde: ecco nascere una nuova Zingaropoli a uso e consumo della sinistra. Il trucco c’è: utilizzare il pieno della stagione estiva per il massiccio “ritorno” dei nomadi in grande stile, quando la gente è in vacanza o fa il mordi e fuggi sulle spiagge del litorale, distratta dal sole e dal mare, un po’ come quando – nella prima Repubblica – si aspettava l’esodo vacanziero per le stangate di agosto. C’è persino il rischio di rivedere il Casilino 900, l’ex campo nomadi più grande d’Europa, come denunciano molti esponenti del centrodestra. Da Pisapia a Marino, cambiano i nomi dei sindaci ma il risultato è lo stesso. I cittadini continuano a inviare segnalazioni, i comitati di quartiere hanno lanciato l’allarme, già si è svolta una manifestazione nella periferia est. L’arrivo dei nomadi coinvolge tutti i quadranti della Capitale, da Tor Sapienza ai Colli Aniene, dal Laurentino a Castel Ronano, dalla Casilina alla Magliana. «Siamo stanchi di questa realtá ormai fuori controllo – ha detto il consigliere capitolino Fabrizio Santori – figlia del famoso progetto di integrazione a tutti i costi e falso buonismo che contraddistingue la peggiore sinistra romana capitanata dal sindaco Marino. Il suo imperterrito e assordante silenzio porterà a una pericolosa emergenza sociale». Il problema, però, è che era già tutto previsto, sin dalle primarie (con le code dei nomadi ai seggi) e dalla campagna elettorale che Marino ha condotto anche nei campi nomadi mentre i giornali “amici” di lui parlavano solo in merito al “rivoluzionario” progetto di costringere tutti i romani a gironzolare in bicicletta sostituendo le auto. Nemmeno una parola, invece, sull’emergenza di coloro che delinquono e si nascondono nei campi, dei bambini sfruttati, dei corposi patrimoni ritrovati nei “portafogli” rom. Ora in molti si sono già pentiti del “Daje” di incoraggiamento a Marino, altri si sono pentiti di non essere andati a votare. Ma è troppo tardi. Bisognerà aspettare che, oltre a cadere dalla bicicletta, Marino cada anche politicamente nell’aula del Campidoglio. Perché Roma non merita di essere una nuova Zingaropoli.