Record di pressione fiscale e record di evasione: fino a quando potremo permettercelo?

Mentre il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, nel corso di un’audizione al Senato indicava la riduzione della pressione fiscale quale obiettivo “prioritario” da perseguire “con tenacia”,nel Rapporto sull’economia sommersa di Confcommercio veniva rilevata per l’Italia una pressione fiscale effettiva pari al 54 per cento nel 2013. L’indice è il più alto fra le economie avanzate: dopo l’Italia ci sono la Danimarca al 51,1%, la Francia al 50,3%, il Belgio al 49,3%, l’Austria al 46,8%, la Svezia al 46,7%, la Norvegia al 42,3%, l’Olanda al 40,8%, il Regno Unito al 40,4%, la Spagna al 36,7%, l’Australia al 34,8%, il Canada al 31,9%, l’Irlanda al 28,4%, gli Stati Uniti al 27,9%, in coda il Messico al 26,2%. Come si può pretendere allora di essere competitivi in un simile contesto?

Una parziale risposta il ministro Saccomanni in qualche modo l’aveva già data, nel corso della stessa audizione, suggerendo una redistribuzione del carico fiscale, destinando i proventi della lotta all’evasione, e anche tagli di spesa, «alla riduzione delle aliquote legali». Ma secondo il ministro è un obiettivo da perseguire con tenacia «su un orizzonte non di mesi ma di anni». Quanti anni? Se il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, ha dichiarato che in Italia si è diffusa una «evasione di sopravvivenza», viene da chiedersi quanta economia sommersa questo Paese crede di potersi ancora permettere a fronte di una scarsa capacità di crescere e investire sul proprio futuro, così come di dare stabilità ai conti pubblici. Di fronte a tante affermazioni, alcune spericolate, altre eccessivamente prudenti, non ci resta che sperare nelle previsioni del Direttore generale della Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, che per il 2013 ritiene attendibile un recupero di 12-13 mld dall’attività di contrasto all’evasione fiscale.

Un bel “gruzzolo” di denaro che dovrebbe prioritariamente guardare agli interessi e al futuro di lavoratori dipendenti e pensionati, i quali per fortuna dell’Italia non si possono permettere nemmeno il lusso di evadere, perché le tasse le hanno sempre pagate e continuano a pagarne sempre di più. Anche “grazie” alla tanta evasione che, nonostante la forte azione di contrasto testimoniata dai dati di Befera, resta comunque ingente.

*Segretario generale Ugl

 

Giovanni Centrella