Prosegue la rivoluzione di Francesco: abolito l’ergastolo, pene più severe per pedofilia e corruzione

Pene più severe per i reati contro i minori e il riciclaggio e l’abolizione dell’ergastolo. Papa Francesco, attraverso la Lettera Apostolica in forma di  Motu Proprio, ha fatto sì che le leggi penali approvate dalla Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano siano estese anche all’ambito della Santa Sede ed inserite quindi nell’ordinamento vaticano. Il risultato più evidente del nuovo codice penale vaticano è l’applicazione della linea dura contro la pedopornografia e la criminalità transnazionale e organizzata. La riforma varata da Papa Francesco ha valenza storica, visto che la giustizia penale vaticana fino ad oggi era ferma – per molti ambiti- al Codice Zanardelli, adottato nel 1929 all’indomani dei Patti Lateranensi che istituirono la Città del Vaticano. Altro elemento di grande impatto è la cancellazione dell’ergastolo nello Stato della Città del Vaticano. Il carcere «a vita» sarà sostituto con la pena della reclusione da 30 a 35 anni. In linea con gli orientamenti più recenti in sede internazionale si è anche introdotto un sistema sanzionatorio a carico delle persone giuridiche, per tutti i casi in cui esse profittino di attività criminose commesse dai loro organi o dipendenti, stabilendo una loro responsabilità diretta con sanzioni interdittive e pecuniarie. Poi, sono stati introdotti i principi generali del giusto processo entro un termine ragionevole e della presunzione di innocenza dell’imputato, e sono stati potenziati i poteri cautelari a disposizione dell’Autorità giudiziaria (con l’aggiornamento della disciplina della confisca, potenziata dall’introduzione della misura del blocco preventivo dei beni). Da notare la ridefinizione della categoria dei delitti contro i minori tra i quali la vendita, la prostituzione, l’arruolamento e la violenza sessuale in loro danno; la pedopornografia; la detenzione di materiale pedopornografico; gli atti sessuali con minori. Sono state introdotte anche figure criminose relative ai delitti contro l’umanità, cui è stato dedicato un titolo a parte: si sono previste, tra l’altro, la specifica punizione di delitti come il genocidio e l’apartheid, sulla falsariga delle disposizioni dello Statuto della Corte penale internazionale del 1998; anche il titolo dei delitti contro la pubblica amministrazione è stato rivisto, in relazione alla Convenzione delle Nazioni Unite del 2003 contro la corruzione. Le norme entreranno in vigore il 1° settembre  e riguarderanno i delitti commessi nella Città del Vaticano e negli uffici della Curia. Con il motu proprio appena pubblicato il Papa prosegue la riforma iniziata da Benedetto XVI con le leggi emanate a fine 2010, per dotare la Santa Sede di strumenti per prevenire e contrastare la criminalità, favorendo la cooperazione giudiziaria internazionale anche su riciclaggio e terrorismo.