Per Snowden 16esimo giorno nella “terra di nessuno” di Sheremetovo. E Obama potrebbe disertare il vertice di Mosca a settembre

Diventa sempre più misteriosa e apparentemente senza vie d’uscita sicure la permanenza a Mosca di Edward Snowden, la gola profonda del Datagate che staziona invisibile da 16 giorni nella zona transiti dell’aeroporto Sheremetevo della capitale russa. Se la sua presenza dovesse prolungarsi troppo, potrebbe addirittura mettere in discussione la partecipazione di Obama al vertice bilaterale con Putin a Mosca il 3-4 settembre e anche al successivo G20 di San Pietroburgo, dove verrebbe sostituito dal suo vice Joe Biden, secondo una fonte vicina al dipartimento di Stato Usa citata dal quotidiano Kommersant.

Dmitri Peskov, portavoce di Putin, getta acqua sul fuoco: “il Cremlino non ne sa nulla”, ha riferito, sottolineando che gli attuali sforzi per la preparazione della visita di Obama in Russia indicano semmai il contrario. In ogni caso, aggiunge, “non è un nostro problema”. Anche l’ambasciatore Usa a Mosca, Michael McFaul, ha cercato di correggere il tiro: “Sono impegnato nel preparare l’arrivo del presidente Obama a Mosca e San Pietroburgo in settembre”, ha twittato, sembrando smentire così l’ipotesi di un forfait. Ma appare poco probabile che il presidente Usa sbarchi nel Paese che, volente o nolente, sta offrendo una sponda al ricercato americano. Secondo una fonte citata dall’agenzia on line Segodnia.ru, Mosca starebbe ideando una mossa per vedere la reazione americana: la Duma, il ramo basso del parlamento russo, potrebbe sollecitare il procuratore generale a chiedere l’estradizione di Aleksandr Potieiev, 61 anni, l’ex colonnello dei servizi segreti russi all’estero (Svr) fuggito nel 2010 da Mosca negli Usa e condannato l’anno successivo in contumacia a 25 anni come autore del tradimento che consentì di sgominare una rete di agenti ‘dormienti’, tra cui la seducente Anna Chapman, ribattezzata ‘Anna la Rossa’.

Tra Mosca e Washington non esiste un trattato di estradizione, ma il Cremlino metterebbe la Casa Bianca in difficoltà chiedendo la consegna di una propria ex spia, al pari di come gli americani considerano Snowden. Ma, secondo i ben informati, è più probabile che Russia e Usa continuino a negoziare in gran segreto le condizioni per uscire da una impasse che nuoce ad entrambi. Mosca ha però già assicurato che non consegnerà Snowden a Washington. Degli oltre 20 Paesi cui ha chiesto asilo, solo tre sudamericani di sono detti disponibili ad offrirglielo: Nicaragua, Bolivia e Venezuela, tutti in relazioni tese con gli Usa.

Il problema comunque è far arrivare Snowden a destinazione in aereo, evitando che sia intercettato in volo negli spazi aerei di Paesi amici degli Usa: un rischio evocato dall’istruttivo esempio del presidente boliviano Evo Morales, costretto ad atterrare a Vienna per il divieto di sorvolo di vari Paesi europei nel sospetto che da Mosca avesse portato con sé la ‘talpa’ del Datagate. Dalla capitale russa non esistono tra l’altro voli diretti verso Nicaragua, Bolivia e Venezuela, è necessario uno scalo via Cuba. E non è forse un caso che ieri L’Avana abbia sostenuto “il diritto sovrano” degli Stati dell’ America Latina a concedere l’asilo a “coloro che sono perseguitati per i loro ideali o per la loro lotta per i diritti democratici”. In pole position sembra Caracas. “Il Venezuela sta aspettando la risposta di Snowden. Questa possibilità è la sua ultima chance di ottenere asilo politico”, ha sottolineato uno che se ne intende, Alexiei Pushkov, capo della commissione affari internazionali della Duma. “Altrimenti – ha osservato ironicamente – l’unica opzione che gli resterà sarà sposare Anna Chapman”, che gli ha già lanciato una proposta di nozze via twitter.