Pensionati e disoccupati: povertà e disagio si dilatano mentre scopriamo il Khazakistan

A proposito di “Italia barbara”. Dicevamo che avremmo potuto continuare all’infinito. Non ci sono purtroppo soltanto il “caso kazako” ed il “caso Calderoli” a rendere evidente come il nostro Paese stia scivolando nel gorgo del degrado e della decadenza. I numeri sono più eloquenti di tante parole. Abbiamo riferito i dati Ocse sulla disoccupazione aggiungendo che nel 2014 la situazione è destinata a peggiorare soprattutto per ciò che concerne i giovani. Ieri l’Istat nel suo rapporto annuale ha evidenziato cifre altrettanto drammatiche che offrono il quadro di una disperante situazione che non trova riscontri in nessun altro Paese europeo.

L’anno passato  7,2 milioni di pensionati, quasi in 50% del totale, ha percepito meno di mille euro al mese, ha documentato l’Istituto di statistica. L’Inps ha rincarato la dose facendo sapere che se si escludono dai calcoli i dipendenti pubblici, il 47,2% del totale ha vissuto con meno di 500 euro  mensili. Sono dati che ci fanno capire come la povertà in Italia stia diventando drammatica ed endemica. A fronte del costo della vita che aumenta vertiginosamente e del potere d’acquisto delle già misere pensioni, ma anche di molti stipendi (la media di quelli pubblici è di circa 24.000 euro l’anno) che cala vi sono poi servizi inadeguati e prelievi fiscali squassanti le domestiche economie degli italiani costretti a risparmiare per pagare balzelli.

Qualcuno glielo vada a spiegare ai burocrati di Bruxelles e di Francoforte che così non si vive, che questo stato di cose non fa che creare disagio, malessere, insoddisfazione e perfino alimentare la criminalità che nelle fasce più marginali della popolazione soprattutto giovanile recluta i propri manutengoli avviandoli alle nefandezze più estreme. Qualcuno glielo dica al signor Olli Rehn che se si innalza l’Iva e si mantiene l’Imu questo nostro Paese non ce la farà più perché tanto i pensionati che i salariati ed i disoccupati non potranno permettersi di pagare più di quanto pagano ciò di cui hanno bisogno, né di tenersi (se ce l’hanno) una casa frutto di inenarrabili sacrifici.

Tutto ciò lo si sarebbe dovuto far notare all’esimio professor senatore Mario Monti ed ai suoi insigni “tecnici” che in un anno e mezzo di governo – ed ora appare evidente a tutti, non solo a chi lo rilevava anche all’epoca – non sono stati capaci di migliorare negli aspetti ricordati la vita degli italiani. Dio ce ne scampi degli esperti, dunque, nella speranza che a nessuno venga più in mente di proporre governi di finti Soloni ai quali tutto è permesso e pretendono per giunta di essere riconosciuti come salvatori della Patria.

Di fronte a quella che possiamo considerare una vera e propria catastrofe sociale – pensionati in miseria e giovani disoccupati disperati – c’è chi pensa che un governo (per quanto non adeguato a risolvere problemi di questo genere per motivi intuibili) possa togliere le tende perché all’improvviso s’è scoperto il Khazakistan (dove non vige una scintillante democrazia rappresentativa)? Facciamola finita se non vogliamo ricoprirci di ridicolo davanti al mondo più di quanto non appariamo già con le nostre discutibili scelte politiche, economiche e sociali che nell’ambito di una crisi planetaria vengono vissute da tutti noi come  ulteriori elementi di aggravio di una condizione che definire precaria non è affatto esagerato.