Pensiero debole e menti ottenebrate: così Vattimo gridò «viva Castro» contro il dissidente Farinas

Dal pensiero debole alla mente indebolita (probabilmente dall’età). Gianni Vattimo , l’eurodeputato filosofo dell’Idv, è stato autore di un clamoroso (e grottesco) colpo di teatro a Strasburgo. Durante la consegna del premio Sakharov al dissidente cubano Guillermo Farinas da parte del Parlamento europeo, è uscito dall’aula gridando «viva Castro» e salutando con il pugno chiuso in segno di protesta. Perché mai, il filosofo prestato alla politica (ma se la filosofia lo riprendesse  sarebbe un bene per tutti), perché insomma  il raffinato pensierodebolista ha compiuto un simile gesto, degno, più  che di un eurodeputato, di un assiduo frequentatore dei centri sociali? La spiegazione fornita dallo filosofo paleocastrista è articolata:  «Farinas – dice – merita il premio per aver difeso coerentemente, e con il metodo non violento dello sciopero della fame, le proprie idee»  C’è un “ma”: «La causa per cui si batteva non può essere adottata così pedissequamente dall’Unione europea, come appariva dalla motivazione del premio letta in aula dal vicepresidente Pittella. Considerare Cuba come uno Stato totalitario è una posizione atlantica e oltranzista che l’Unione europea dovrebbe al più presto abbandonare».

Va bene che per Vattimo, da bravo seguace dell’ermeneutica, tutto è interpretazione. Ma mettere in dubbio che Cuba sia uno Stato totalitario, in cui la libertà di opinione e i diritti del persone valgono zero, è come dire che Stalin era un benefattore dell’umanità, che Nerone era amico dei cristiani, che Attila era un grande botanico e che gli gnomi della Bundesbank sono una associazione di filantropi.  Perché Vattimo sfida così spudoratamente il senso comune? Le cause possono essere molteplici: dalla voglia di visibilità (una inquadratura di telecamera non si nega a nessuno) alla caduta dei freni inibitori causata spesso dall’età avanzata. Però Vattimo si può consolare pensando agli illustri precedenti delle sue posizioni, come ad esempio quello di Sartre che riteneva giusto tacere la verità sui Gulag sovietici per mantener vita la “speranza di riscatto” dei lavoratori. Ma il grande Jean Paul era almeno  in malafede. Mentre il  dubbio angoscioso, riguardo a Vattimo,  è che sia realmente convinto di quello che dice su Castro.