Ora la Boldrini spara su Miss Italia. «Bene l’abolizione». Anche la bellezza offende la dignità femminile?

Anche miss Italia è un’incivile kermesse sessista che offende la dignità della donna? Laura Boldrini, scava scava, la pensa così. La presidente della Camera, che non è nuova a uscite pubbliche a effetto di sicura presa comunicativa, non ha esitato a commentare con smisurata soddisfazione la notizia della rinuncia della Rai a mandare in onda la tradizionale sfilata di bellezze italiche. «È una scelta moderna e civile», ha detto esprimendo «apprezzamento» alla presidente Tarantola (un’altra donna coraggiosa, ndr) e ricordando, con tono crucciato e sguardo severo, che «solo il 2% delle donne  in televisione esprime un parere, parla. Il resto è muto, spesso svestito, non ha modo di esprimere un’opinione». E giù con lo sdegno per la mercificazione del corpo femminile che, per la verità, mal si addice alla storica manifestazione che ha accompagnato l’evoluzione del costume italiano.

Da Gina Lollobrigida a Sophia Loren, da Silvana Pampanini a Lucia Bosè, da Simona Ventura ad Anna Valle, fino all’ultima delle reginette incoronate in lacrime non si hanno notizia di seni al vento né volgarità ostentate. Semmai il concorso ha segnato i timidi esordi di molte future attrici che hanno fatto la storia dello spettacolo e del cinema italiano. «Credo che ci si debba rallegrare – ha detto parlando a un convegno sulla violenza sulle donne – e spero che le ragazze italiane per farsi apprezzare possano avere altre possibilità che non quella di sfilare con un numero. Le ragazze italiane hanno altri talenti!», ha insistito la barricadera Boldrini nel suo affondo contro lo storico concorso che ha passato indenne gli anni del femminismo più arrabbiato e che ora rischia di finire nella tagliola dell’ex portavoce dell’Onu per i rifugiati.

E infatti la scelta di viale Mazzini non sembra ispirata a ragioni ideologiche ma alla scadenza del contratto con la società Miren che organizza la kermesse. Mercificazione? Patrizia Mirigliani non ci sta e ricorda all’onorevole Boldrini «che in questi giorni in centinaia di Comuni italiani si organizzano tradizionali, dignitosissimi spettacoli di Miss Italia con protagoniste cinquemila ragazze che liberamente si sono iscritte e che partecipano – né nude né mute – per conquistare quella visibilità che nessun altro evento mette loro a disposizione in maniera così seria e pulita». Anzi vorrebbe incontrare la presidente per renderla partecipe di quanto Miss Italia «abbia fatto per le donne, ovviamente in un settore a lei poco conosciuto». Ma per la loquacissima e rivoluzionaria terza carica dello Stato, con il pallino dello ius soli, della crociata al machismo e del taglio agli stipendi (ancora da documentare), anche il concorso per la più bella (e magari più intelligente) d’Italia è paccottiglia, anzi «il no a Miss Italia è solo l’inizio».