«No alle toghe politicizzate». Tranquilli, non l’ha detto il Cav ma Gorbaciov (e quindi è giusto)

«Inaccettabile l’uso strumentale della giustizia contro un avversario politico». Tranquilli, la sinistra non inveisce, resta in doveroso e rispettoso silenzio perché la frase non è stata pronunciata da Berlusconi ma da Gorbaciov, un mito vivente. In Russia, quindi, ci sono le toghe politicizzate, l’Italia non è più un’anomalia, anche se per il Pd è tutto diverso, Putin va punito come va punito il Cavaliere e quindi ci sono toghe buone e toghe cattive. L’esternazione dell’ultimo segretario generale del Partito comunista dell’Unione Sovietica riguarda la condanna a cinque anni di carcere per l’oppositore russo Alexiei Navalny: «Utilizzare la giustizia nella lotta contro gli avversari politici è inaccettabile», ha ribadito, «e questo conferma purtroppo che noi (russi) non abbiamo una giustizia indipendente». Sembra una replica delle polemiche italiane sulla magistratura. Su Gorbaciov però la sinistra nostrana non discute. In primis perché è d’accordo con lui in chiave anti-Putin. Poi perché fu propugnatore dei processi di riforma legati alla Perestrojka e alla Glasnost, ragion per cui nel Pd hanno paura di criticarlo per non essere tacciati come nostalgici della falce e martello. Gorbaciov fu protagonista nella catena di eventi che causarono la fine dell’Urss e la riunificazione della Germania, forse il fatto storico più famoso del secolo. Contribuì con la sua politica alla fine della guerra fredda e fu insignito nel 1989 della Medaglia Otto Hahn per la Pace e, nel 1990, del Nobel per la pace. C’è poi un’altra ragione per cui il Pd resta in silenzio: Putin è un nemico e fa bene chiunque lo contesti. Però è un nemico non per motivi politici: alla base dell’avversione della sinistra nostrana nei suoi confronti c’è solo un motivo personale, è amico del Cavaliere, gli parla, lo ospita e si fa ospitare nelle sue ville. Questo è troppo per il delicato stomaco di Bersani e Rosy Bindi. E se ad agire così, se a diventare amico di Berlusconi fosse stato Gorbaciov, il Pd avrebbe dimenticato in un attimo il riformismo e la caduta del Muro di Berlino, anche a rischio di passare per il Peppone di turno con il sogno dell’Unione Sovietica.