No alla sfiducia ad Alfano. Ma nel Pd è alta tensione. Bersani spera nel passo indietro del ministro degli Interni

Il Senato ha detto no alla mozione di sfiducia contro Alfano con 226 voti, i sì sono stati 55, 13 gli astenuti. I senatori presenti alla votazione sono stati 295, i votanti 294. La maggioranza richiesta era di 148 voti. Contro la mozione hanno votato tutti i gruppi della maggioranza (Pd, Pdl, Scelta Civica, Gal, autonomie); a favore Sel e M5S. Ad astenersi sono stati i senatori della Lega Nord. Alcuni senatori pd in dissenso dal loro gruppo, come Laura Puppato, Walter Tocci e Lucrezia Ricchiuti non hanno partecipato al voto.

Punta il dito contro i colleghi dissidenti il senatore pd Stefano Esposito. “E’ inaccettabile”, dice, che non abbiano seguito la linea indicata dal gruppo e non abbiano partecipato al voto sulla sfiducia ad Alfano. “Non puoi stare in un partito per sputargli addosso, non possiamo andare avanti con gli abbonati alle posizioni in dissenso – si sfoga con i cronisti in Transatlantico – Vuoi fare l’eroe? Vuoi il voto di Grillo? E allora vattene con Grillo”.

“Ha prevalso la saggezza – ha commentato Renato Brunetta, capogruppo Pdl alla Camera – e soprattutto il principio di realtà sull’ideologia della menzogna e del tanto peggio tanto meglio. Con il voto di oggi al Senato viene confermata la fiducia ad Alfano e al governo Letta e vengono rispedite al mittente le accuse ingenerose delle quali è stato bersaglio negli ultimi giorni il ministro dell’Interno”.

Ma il caso Alfano, nel Pd, è tutt’altro che chiuso. A rilanciarlo è stato Pier Luigi Bersani che, pur difendendo la scelta del Pd di non spingere per una crisi di governo, dichiara che la faccenda non può essere archiviata: “Mi chiedo come il ministro degli Interni possa da domani, una volta messo in sicurezza il governo, svolgere con autorevolezza e credito il suo ruolo e mi auguro che su questo il Pdl e Alfano riflettano”. Del resto, nella sua dichiarazione di voto a nome del gruppo Pd, il capogruppo Zanda era stato esplicito sul punto: “Alfano – aveva detto Zanda – valuti se nell’agenda della sua giornata ci sia abbastanza tempo per l’incarico di vicepremier, di ministro dell’Interno e di segretario del Pdl”. Insomma il Pd continua a sperare nel passo indietro di Alfano che risolverebbe numerosi problemi ai democratici.