Nella riesumanda Forza Italia lo scaricabarile sugli “ex An” è sempre di moda

Con quella bocca il ministro Nunzia De Girolamo può dire ciò che vuole, proprio come la protagonista di una fortunata réclame di un dentifricio ben nota a noi stagionati, ma c’è un limite a tutto, persino alla faziosità. Imputare – come ha fatto lei in un’intervista al Corriere della Sera – all’ascendenza aennina della Santanché la proposta di quest’ultima di occupare le autostrade contro la decisione della Cassazione di anticipare al 30 luglio l’udienza in cui è imputato Berlusconi, appare francamente una forzatura. Che rasenta addirittura l’improntitudine quando la titolare dell’Agricoltura si avventura in una spericolatissima ricostruzione del clima politico che da vent’anni accompagna la guerra in corso tra toghe e Cavaliere. Eccone un pregevole estratto: «Quindi ricordo a tutti che i toni esagitati non sono mai appartenuti a Forza Italia. Mai. Noi sventolavamo le nostre bandiere in piazza, cantavamo inni gioiosi, parlavamo alla nostra gente con serenità». Che quadretto idilliaco! Manca solo il mulino bianco o il gigante buono per completare l’affresco. Il ministro dovrebbe sapere che a chi altera la verità non spunta un fiore in bocca ma il naso lungo. È perciò un vero peccato che abbia già dimenticato l’adunata sulla scalinata del Palazzo di Giustizia di Milano o la semirivoltosa entrata negli uffici della Procura meneghina. Eppure da allora non sono passati che pochi mesi. Chissà se si è mai chiesta – lei così serena e bucolica – a quale repertorio del moderatismo politico o a quale filone del pensiero liberale possano essere ascritte tali forme di manifestazione. E ulteriori esempi di analoga compostezza comportamentale mista ad eguale senso delle istituzioni se ne potrebbero fare a iosa, ma il rispetto di noi stessi ci impedisce di continuare.

È tuttavia fin troppo evidente che le parole della De Girolamo vanno lette in chiave interna e lasciano capire che al di là della celebrazione ad uso mediatico della ritrovata armonia, nel Pdl la temperatura resta elevatissima e che l’ala filogovernativa guidata da Alfano, di cui la De Girolamo fa parte, ha deciso di muovere guerra alla Santanché utilizzando l’arma della sua estraneità alla storia di Forza Italia. Un primo assaggio è rintracciabile in un sarcastico commento dello stesso Alfano, evidentemente spiazzato dall’entusiasmo della “pitonessa” per l’annuncio del ritorno al vecchio partito («la capisco, finalmente potrà farne parte»), e persino una “colomba” come Beatrice Lorenzin non si è tirata indietro quando si è trattato di rinfacciarle la diversa provenienza politica.

Non c’è niente di male a rivendicare le proprie radici, anzi. Nessuna comunità può privarsene se non vuole vedere annullata la propria identità. Nel caso di specie, tuttavia, c’è un piccolo problema: almeno formalmente il Pdl resta un partito nato dalla confluenza di diverse culture politiche, principalmente Forza Italia ed Alleanza Nazionale. Dopo questa fusione, nulla è stato più come prima in termini di stretta appartenenza. Tanto è vero che a seguire Fini nella sua scissione non furono solo ex-An così come non furono solo ex-An a fondare i “Fratelli d’Italia” e la presenza di Guido Crosetto nel terzetto di guida di quel partito ne fornisce autorevole prova. Non tutti, però, ne sembrano convinti.

Una sola cosa – a guardar bene – è rimasta immutata: l’utilizzazione della pregressa militanza come arma di discriminazione interna. Inutile girarci intorno, la sostanza è questa e lo sarà ancor di più nel momento in cui simbolo e nome torneranno all’antico. A quel punto, per chi forzista non è mai stato, risulterà del tutto inutile appigliarsi al senso di responsabilità per giustificare la propria permanenza in un partito che non lo vuole. Non è in discussione la lealtà verso il leader, soprattutto ora che vive ore di drammatica difficoltà, ma l’effettiva agibilità politica. Se a Pdl ancora in vita gli ex-An scampati alla “pulizia etnica” vengono trattati con tanto sprezzo dalla De Girolamo, quale spazio potranno mai pensare di avere quando tutto della loro presenza verrà cancellato? Saranno a malapena tollerati, considerati gente di serie B, guardati con fastidio e diffidenza e comunque tenuti ben al di fuori del recinto che conta per poi essere scaricati alla prossima fermata. Farebbero bene ad andarsene ora. Se non altro per vedere su chi un domani, i ringalluzziti forzisti, scaricherebbero la colpa di eventuali future sconfitte.