Napolitano è pronto a incontrare Grillo venerdì. Ma lui fa il prezioso: quel giorno ho da fare…

Se era un bluff è durato lo spazio di ventiquattr’ore. Se, invece, la richiesta di un faccia a faccia al Colle era sincera, Beppe Grillo può dichiararsi soddisfatto e cominciare a preparare il lungo cahier de doléance, magari scremato dai vaffa e dall’eccesso di dialetto ligure. E magari adattandosi al calendario presidenziale. Giorgio Napolitano ha risposto “sì, ma” all’udienza richiesta dal leader dei Cinquestelle via web con un lungo e bellicoso post contro il Palazzo e il Parlamento. Apertura di un dialogo sì, ma niente caffè al bar. «Gentile dottore, in relazione alla richiesta da lei formulata di un incontro privato con il presidente della Repubblica, devo precisarle che tale incontro non potrà caratterizzarsi come tale, come avviene in tutti i casi in cui il Capo dello Stato incontra delegazioni di forze politiche rappresentate in Parlamento». È il testo della lettera inviata per conto del presidente della Repubblica dal Segretario generale, Donato Marra, che si conclude con un’opzione di rendez-vous per venerdì alle 11. Uno si immagina che il “convocato” dalla prima carica dello Stato si liberi dagli impegni precedenti, cancelli dentista, aperitivo e spenga il computer per precipitarsi, docciato e pettinato, davanti ai corazzieri. E invece allo tsunbami man venerdì non va bene.

Che si sia innervosito per il protocollo?  «All’udienza potranno partecipare, insieme al leader del movimento, Beppe Grillo, e ai presidenti dei gruppi parlamentari, anche altre personalità purché ne siano chiariti i titoli e le funzioni nell’ambito del movimento», specifica la lettera. «Felicemente sorpreso» dall’invito del Quirinale,  Grillo chiede una seconda data. Rischia di non essere presente «per ulteriori impegni», riferiscono dal suo staff. Legittimo impedimento?