Monte Paschi, nuovo fascicolo sulla morte di Rossi dopo la pubblicazione delle email all’ad Viola

Un nuovo fascicolo, in qualche modo collegato all’inchiesta sul Monte dei Paschi, è stato aperto oggi dalla procura di Siena dopo la pubblicazione su Il Fatto quotidiano di alcune mail inviate da David Rossi, l’ex capo comunicazione di Mps che si uccise la sera del 6 marzo 2013 gettandosi dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni. Rossi, nei giorni precedenti al suicidio, avrebbe avuto uno scambio di mail con l’ad Fabrizio Viola. Una, in particolare, inviata dal giornalista il 4 marzo, era una vera e propria richiesta di ‘aiuto’: “Stasera mi suicido, sul serio. Aiutatemi”. In realtà, secondo quanto emerso oggi, tra l’ad e Rossi sarebbero intercorse anche delle telefonate, una il 5 pomeriggio: Viola, che in quei giorni era all’estero in vacanza, avrebbe preparato con l’addetto alla comunicazione un incontro pubblico in programma il 7 marzo a Firenze, al quale doveva partecipare anche Rossi. Nei giorni precedenti, in una delle email, il giornalista chiedeva anche un consiglio all’ad sulla sua idea di presentarsi davanti ai pm dopo la perquisizione da lui subita, insieme all’ex presidente Giuseppe Mussari e all’ex dg Antonio Vigni, il 19 febbraio: “Vorrei garanzie di non essere travolto da questa cosa – continua Rossi a cui il presidente Alessandro Profumo e Viola avevano rinnovato la fiducia – per questo lo devo fare subito, prima di domani”. Poco dopo arrivò la risposta di Viola: “La cosa è delicata. Non so e non voglio saper cosa succederà domani. Lasciami riflettere” e poi, sembra in un colloquio telefonico, gli avrebbe consigliato di andare dai magistrati.

Secondo quanto appreso il nuovo fascicolo sarebbe stato aperto “per atti relativi” ma “in trasformazione”: l’ipotesi di reato non è ancora stata indicata. Sulla morte di Rossi, nei giorni subito successivi, era stato aperto anche un fascicolo per istigazione al suicidio. L’inchiesta sarebbe ormai conclusa e nei prossimi giorni dovrebbe essere chiusa e archiviata. Era anche circolata la voce, poi smentita, che in banca qualcuno lo avesse individuato come possibile sospettato per aver diffuso le decisioni prese dal Cda del 28 febbraio sull’azione di responsabilità decisa nei confronti degli ex vertici e di Banca Nomura e di Deutsch Bank. Ipotesi poi esclusa dagli stessi magistrati. Il pm Aldo Natalini, che insieme ai colleghi Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso è titolare delle inchieste su Mps, oggi ha voluto sentire, come persone informate sui fatti, sei giornalisti che seguono le inchieste su Mps, presenti in Procura: Ansa, Asca, Reuters, La Nazione, Il Fatto quotidiano e il Corriere Fiorentino. Sentito anche un legale di Mps. Ai cronisti il pm, in particolare, ha chiesto se erano a conoscenza delle mail, se avevano avuto modo di vederle, e se avevano lavorato su questo argomento. Dopo la morte di Rossi, a cui gli ex vertici di Mps avevano concesso uno scoperto, o apertura di credito, per l’acquisto e la ristrutturazione di un rudere che doveva essere trasformato in civile abitazione, la banca avrebbe trattato con la famiglia per trovare una soluzione. Si tratterebbe infatti di circa 650 mila euro di scoperto che, quando fossero arrivate le autorizzazioni per la civile abitazione si sarebbe trasformato in un mutuo di circa 800 mila euro.