Marchionne agita le acque. Il governo prende tempo e Confindustria plaude: ha ragione, servono riforme

Il giorno dopo l’allarme di Sergio Marchionne sulla difficoltà di investire in Italia il dibattito è apertissimo. In verità non è la prima volta che l’ad di Fiat critica le leggi sul lavoro e minaccia il trasferimento all’estero, segnali che ormai valgono come stimolo e come denuncia di un malessere cui ha replicato il ministro del Lavoro Enrico Giovannini: “Non sono d’accordo con Marchionne. Ci sono molte imprese che in queste condizioni stanno continuando a investire, a crescere, a creare profitto e posti di lavoro. Questo nonostante le indubbie difficoltà”. Alla richiesta della Fiat al governo di intervenire sulla rappresentanza sindacale (in particolare dopo la sentenza della Consulta che dichiarava lesiva della libertà sindacale l’esclusione della Fiom dalle trattative), Giovannini risponde: “Diciamo spesso che in Italia c’è un eccesso di norme, e questo è proprio un caso in cui bisogna intervenire con attenzione proprio perché le parti sociali sono sovrane. Noi abbiamo scelto di lasciare alle parti sociali la possibilità di trovare un accordo, cosa che sindacati e Confindustria hanno fatto, in più i confederali hanno incontrato anche altre associazioni imprenditoriali proprio per trovare un equilibrio. Stiamo dando questa possibilità per poi trarre le conseguenze ed eventualmente intervenire sul piano legislativo, ma bisogna intervenire con attenzione”.

Sposa in pieno la linea Marchionne, invece, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi: per il leader degli industriali italiani, l’Italia non può andare avanti con lo status quo nel quale si è adagiata negli ultimi decenni: ”Occorre mettere mano a riforme politico-istituzionali e a una riforma del titolo quinto della Costituzione per la semplificazione normativo-burocratica nel paese. Se andiamo in questa direzione sono convinto che Marchionne assumerebbe una posizione diversa”. È chiaro, ammette Squinzi, che in questo momento, in assenza di un cambio nelle relazioni industriali, ci sono molte difficoltà a continuare a programmare delle attività nel nostro paese, ma la sensazione è quella di un sistema manifatturiero che ha ”voglia di reagire e venirne fuori, il paese vuole uscire dalla crisi e ce la metterà tutta”.