L’ostruzionismo contro la riforma costituzionale è il segno della povertà culturale di Sel e M5S

Il capogruppo dei pentastellati a Montecitario, tal Riccardo Nuti, dice con aria pugnace  ai giornalisti che lui e il suo manipolo di deputati intendono okkupare la Commissione  della Camera dove è all’esame il disegno  di legge costituzionale. Il battagliero grillino è imitato da un altro onorevole barricadero, Gennaro Migliore, a sua volta capogruppo di Sel, che minaccia anch’egli sfracelli contro il tentativo di riformare  in tempi certi e brevi, 18 mesi, la seconda parte della Costituzion. Le barricate minacciate dal M5S e da Sel stanno cominciand, a quanto pare,  a preoccupare il governo, visto che il  ministro Gaetano Quagliariello propone una mediazione sui tempi di esame del provvedimento.

Non  sappiamo come andrà a finire, anche se pare davvero improbabile che l’ostruzionismo delle opposizioni possa seriamente ostacolare un provvedimento che qualifica in modo tutt’altro che marginale l’attuale maggioranza. Perché, portare  a termine un’impresa che il Paese attende da trent’anni esatti (nell’1983 nacque infatti la prima Bicamarale, presieduta  da un galantuomo come Aldo Bozzi), sarebbe davvero un’impresa storica.  Se mai il processo di riforma costituzionale non dovesse arrivare in porto, ciò non avverrebbe per l’ostruzionismo dei grillini e vendoliani, ma per eventuali contraddizioni interne della maggioranza o per incidenti di percorso vari.

Ciò nonostante, qualche considerazione queste barricate annunciate in Parlamento comunque  la suggeriscono. Certo parlamentarismo demagogico e deteriore pare infatti oggi l’unico rifugio per  movimenti privi di vera e propria cultura politica. Capiremmo (anche se non condivideremmo) se M5s e Sel opponessero l’argomento della  sacralità  o  intangibilità  della Costituzione, oppure ancora della centralità del Parlamento  come ai tempi del Pci e della Dc. Ma gli argomenti invocati da questi pallidi neoconservatori denotano una sconcertante povertà culturale.  M5S e Sel sostengon o infatti  che il Ddl costituzionale rallenterebbe l’approvazione della legge sull’omofobia o sul finanziamento pubblico dei partiti. Ma come si fa a  mettere sullo stesso piano la riforma di istituzioni che regolano la Repubblica da 65 anni con provvedimenti che – sia detto  con tutto il rispetto – toccano solo marginalmente la vita della nostra società?  L’omofobia, ad esempio, non è certo  al vertice delle emergenze nazionali.  Evidentemente, al di là di certi nuovismi di maniera, ci troviamo di fronte a progressivo impoverimento culturale e di certo, diffuso analfabetismo di ritorno, proprio di chi, usando  in modo compulsivo iPad e tablet ha perso evidentemente  l’abitudine (e, in qualche caso, senza averla nemmeno  acquisita) di sfogliare ogni tanto qualche libro.