L’ipocrisia delle sinistre sulla violenza “rossa” dura da oltre 40 anni (si chiamino No-Tav o centri sociali)

C’è poco da meravigliarsi. Solo adesso il Pd scopre che la violenza No-Tav è inaccettabile, solo adesso condanna le bombe carta e i razzi lanciati contro gli agenti, tanto che il senatore “democratico” Stefano Esposito arriva – in modo puerile – a dire che «non si può mettere più a rischio l’incolumità dei poliziotti», una gaffe involontaria (quel «non si può mettere più a rischio», infatti, presuppone che “prima” in qualche modo lo si potesse fare). Gli atti di guerriglia sono iniziati da parecchio tempo e sono stati spesso accolti da un silenzio significativo. I No-Tav sono cresciuti nell’idea che “tutto è permesso”, guai a usare il pugno di ferro contro di loro, guai a dire che oltre un certo limite è vietato andare. La sinistra ha sempre agito così, ipocritamente, quando nel mirino c’erano le frange dell’estremismo rosso, utili all’antiberlusconismo militante, dai No-Tav ai No-Ponte, dai no-global ai pacifisti poco pacifici, dai centri sociali che s’infiltravano nei cortei studenteschi ai collettivi universitari. Difficile trovare parole di chiara condanna nei confronti di chi aveva messo a ferro e a fuoco il centro di Roma, tanto per citare un esempio, in manifestazioni con lanci di molotov. Altrettanto difficile scovare una presa di distanza dai gruppi organizzati (e violenti) che si sono presentati – non una ma tante volte – ai comizi del centrodestra nell’intento di provocare e creare disordini: neppure l’immagine del militante del Pdl con la faccia piena di sangue a Brescia ha provocato una reazione forte a sinistra. L’ipocrisia è tutta nelle bocche tappate, nell’assenza di dichiarazioni. In qualche modo, con le dovute differenze e proporzioni, questo atteggiamento ricorda quanto accadeva negli anni Settanta, quando nei cortei si urlava “uccidere un fascista non è reato” e si creava così un clima giustificazionista. A rimetterci la vita furono tanti giovani di destra ai quali il più delle volte non è stata nemmeno resa giustizia. Anche l’allora Pci taceva, anzi lasciava trapelare – con l’aiuto di certa stampa – teoremi inaccettabili su faide interne completamente inventate. Era un’ipocrisia colpevole mentre quella di oggi è un’ipocrisia poco strategica e molto infantile. Che però comporta il rischio di nuove ondate di violenza se si afferma l’idea che “tutto si può fare”. La sinistra è passata dai “compagni che sbagliano” al silenzio sull’estremismo “rosso”. Sarebbe meglio se si facesse un esame di coscienza.