“Le mani sulla città”, profetico titolo “cult” di Rosi a cui Venezia renderà omaggio

Ci sono autori e film che lasciano il segno e che nemmeno il tempo può archiviare sull’impolverato scaffale del passato. Le mani sulla città di Francesco Rosi è sicuramente uno di questi, e non è un caso se la pellicola, che valse al suo regista il Leone d’oro di cinquant’anni fa, sarà il titolo della tradizionale serata di pre-apertura della prossima edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Il 27 agosto, in Campo S. Polo, dunque, sarà proiettato quello che è uno dei lavori più prestigiosi e rappresentativi di Rosi, in un restauro digitale realizzato a cura della Cineteca Nazionale di Roma, effettuato per l’occasione e presentato in prima mondiale in laguna. La serata, organizzata in collaborazione con il Comune di Venezia-Circuito Cinema Comunale, rappresenterà l’occasione per rileggere in controluce un capitolo della nostra storia civile, fotografato per immagini e raccontato sul grande schermo da un maestro del cinema d’impegno sociale.

Un artigiano della settima arte, Rosi, che attraverso la lente cinematografica ha esaminato e messo a fuoco usi e malcostumi italici che hanno contribuito a scandire le tappe del cammino etico del Paese. Nel caso del film  in oggetto, la storia – una spietata denuncia della corruzione e delle speculazione edilizia dell’Italia anni Sessanta –  è quasi solo un pretesto per indagare nel dietro le quinte del potere: crolla un palazzo a causa di un cantiere limitrofo di proprietà di un certo Nottola (interpretato da un granitico Rod Steiger), costruttore edilizio sostenuto dalla maggioranza che guida l’amministrazione della città. Viene aperta una commissione d’inchiesta, dai cui lavori emerge che le pratiche per la concessione sono state corrette dal punto di vista formale. È inevitabile, però, che la poltrona del potere su cui siede comodamente Nottola cominci a scricchiolare: tanto che la situazione si complica fino a rendere difficile garantirgli il posto da assessore che lui stesso pretende in vista delle imminenti elezioni.

Non semplicemente un film di denuncia, insomma, Le mani sulla città di Rosi, ma decisamente qualcosa di più: datato 1963, il film resta tutt’oggi uno dei primi esempi di “cinema verità” in cui, puntando la macchina da presa sulle sedute del Consiglio comunale, il regista annuncia, a colpi di totali dell’aula e suggestivi primi piani, quello che sarà un conflitto amministrativo tra posizioni e interessi diversi, che finiscono con il ruotare attorno al controverso personaggio di Nottola. Una sorta di anticipazione, al limite del profetico, di quello che accadrà con la fase di “mani pulite” e nel dopo Tangentopoli. Segno della intramontabilità e della sconcertante attualità della pellicola, e della proverbiale lungimiranza del regista, attento osservatore e fine narratore di sintomi e malesseri poi conclamati che hanno afflitto il Bel Paese, senza arrogarsi mai il diritto di suggerire la terapia politica dopo aver offerto la diagnosi sociale e i suoi effetti collaterali morali.