L’altolà dei ribelli al presidente egiziano Morsi: dimissioni subito. Venti morti negli scontri

Un bilancio drammatico. È salito a venti il numero delle vittime degli scontri che hanno macchiato l’Egitto sull’onda della giornata di manifestazioni oceaniche per chiedere le dimissioni di Mohamed Morsi, in occasione del primo anniversario della sua presidenza. Dopo la tempesta una calma apparente  regna nel paese e nelle principali piazze della contestazione al Cairo, ma la violenza è nuovamente esplosa al quartier generale della Fratellanza nella zona di  Moqattam, preso d’assalto da centinaia di persone che hanno pugnalato un Fratello musulmano mentre tentava di lasciare l’edificio, costringendo gli abitanti della zona a intervenire per consentire che venisse ricoverato in condizioni critiche. Le immagini televisive odierne di Moqattam  mostrano i muri esterni della sede della Fratellanza anneriti dai vari incendi esplosi dopo il lancio di molotov nella notte. Nella notte il portavoce della Fratellanza, Gehad el Haddad, ha affidato a twitter la sua denuncia, «dieci ore dopo l’inizio dell’attacco di teppisti in diretta tv, ancora nessun segno di polizia e non se ne vede la fine». All’assalto di questa mattina è seguito il saccheggio degli uffici dai quali sono stati portati via computer, televisori, condizionatori, perfino infissi delle finestre. Il movimento dei ribelli Tamarod, che ha ideato la giornata di proteste di ieri, ha lanciato un ultimatum a Morsi (che in serata ha incontrato il ministro della Difesa Abdel Fattah el Sissi). «Se non ti dimetti entro domani alle 5 noi cominciamo una campagna di disobbedienza civile», è il messaggio inequivocabile. «Non è piu tempo di cercare un compromesso perché Morsi deve lasciare il palazzo per organizzare elezioni presidenziali anticipate», afferma la nota di Tamarod.  A sua volta l’esercito minaccia il golpe se governo e opposizione non troveranno un accordo entro 48 ore. All’annuncio delle forze armate, in piazza Tahrir è esploso un boato tra i manifestanti al grido. «Il popolo vuole la caduta del regime». L’agenzia egiziana Mena. El Hawi, vicino alla Fratellanza, ha annunciato che il governatore di Ismailiya, Hassan el Hawi, ha rassegnato le dimissioni, solo poche settimane dopo la nomina da parte del presidente Morsi.