La toppa sulla giacca del Principe Carlo, simbolo un’Europa sempre più miserabile

Principe Carlo, più miseria  che nobiltà. Sta facendo impazzire i quotidiani popolari britannici la foto in cui l’erede al trono compare con un vistoso rattoppo sul doppiopetto, istantanea scattata durante una visita ufficiale del principe insieme con la moglie Camilla. I dietrologi si sono scatenati, insinuando il sospetto che si tratti di una furbesca provocazione volta a  far passare la sua nota spese al vaglio del Parlamento britannico, nota che deve essere evidentemente piena di cifre particolarmente  alte. E dire che Carlo d’Inghilterra riceve un appannaggio di 19 milioni  di sterline l’anno (che comunque è sempre meno di  quello che Berlusconi deve versare a Veronica Lario). Qualunque sia la causa della gaffe commessa dall’erede al trono (sciatteria, furbizia, tirchieria malata), il fatto presenta un valore simbolico da non sottovalutare. Perché, se anche un principe  va in giro con le toppe sulla giacca, vuol dire che la percezione della povertà è sempre più diffusa nella vecchia Europa. Carlo si presenta come  l’espressione  (più o meno inconsapevole) di una popolazione in ristrettezze, il cui segno tradizionale  è la toppa sulla giacca o sui pantaloni, ma che dobbiamo in realtà  rintracciare nell’abitudine ai prodotti low cost:  abiti, cibi e  beni vari di consumo che costano pochi  euro (a fronte di una qualità sempre più scarsa) e che vanno a ruba sugli scaffali degli outlet.

Ma la miseria simboleggiata  dalla toppa di Carlo va anche al di là del profilo dell’indigenza economica. La vera miseria è quella morale. E la vediamo, purtroppo, particolarmente diffusa in Italia,  tra le classi dirigenti politiche, soprattutto a livello regionale e locale. È la miseria delle creste sulle note spese dei consiglieri regionali, in cui compaiono rimborsi per  tinte per capelli, conti di  ristoranti gonfiati, vacanze a sbafo, nutelle e tutto quanto dà l’idea di un’orda di rubagalline famelici, arroganti e arraffoni . Ed è la stessa, miserabile rappresentazione che ci arriva dai parlamentari grillini, che hanno ottenuto una marea di consensi in nome della  pubblica sobrietà e delle solite promesse di   rinnovamento; e che si ritrovano ora a litigare su poche centinaia di euro di nota spese. Carlo è un principe che (probabilmente) non diventerà mai sovrano. E i nostrani rubagalline sono l’emblema di una politica che, la sovranità, non sa neanche dove sta di casa.