La spina al governo Letta? Alla fine potrebbe staccarla proprio il Pd

C’è grande attesa per quale sarà la reazione di Silvio Berlusconi e del Pdl dinanzi alla stretta finale sul processo Mediatrade, il più pericoloso di tutti i processi che il Cavaliere deve affrontare. Viene naturale pensare che in caso di condanna e di interdizione dai pubblici uffici con conseguente decadenza da senatore non possa far altro che staccare la spina al governo guidato da Enrico Letta, far saltare le larghe intese rivelatesi inutili ai fini di una vera pacificazione politica. Così pare leggendo le dichiarazioni dei falchi berlusconiani che vorrebbero le urne prima della decadenza del leader, ma così emerge anche dalle dichiarazioni del felpato Renato Schifani. Anche l’ex presidente del Senato è stato infatti tranchant nel dire che in caso di condanna di Berlusconi salterebbero le larghe intese.

Ma a ben guardare il quadro politico è più probabile che a staccare la spina a Letta sia il Pd che il Pdl. Il Cavaliere infatti ha cambiato tattica, anche alla luce degli amati sondaggi, molto favorevoli all’esperimento delle larghe intese. Il suo obiettivo è puntare tutto sulla promessa fatta agli italiani di abolire l’Imu e non far aumentare l’Iva e la paura di Letta che il Pdl stacchi la spina rende più forti queste due richieste. Sarà infatti dura per il premier e il ministro Saccomanni non accontentare un Pdl in ebollizione proprio mentre le vicende giudiziarie rischiano di far saltare il banco.

A quel punto potremmo assistere a un’inversione a 180 gradi del rapporto tra partiti della maggioranza e governo, con il Pdl in campo per dire agli italiani di aver mantenuto le promesse e che molto altro si potrebbe fare se la magistratura non cercasse di far fuori Berlusconi. Ecco che in un attimo il cerino finirebbe in mano ad un Pd sempre più scassato, con Renzi all’arrembaggio del partito e alla ricerca disperata del voto anticipato e una fronda sempre più consistente di parlamentari che vuole liberarsi dall’abbraccio col Cavaliere. Per non parlare della base, sempre più insofferente all’alleanza col Pdl.

Al contrario di quel che si pensi, quindi, Letta potrebbe cadere a causa del fuoco amico e della vicinanza del Pd all’appuntamento congressuale, dando a Berlusconi la doppia patente di vittima della magistratura e di politico responsabile per non aver fatto cadere il governo. Potrebbe essere questo l’ennesimo capolavoro del “tafazzismo” della sinistra italiana.