La sinistra contro gli italiani dell’Alto Adige: a Pd, Sel e M5S non piace nemmeno il bilinguismo

Neanche la difesa dell’identità nazionale riesce a smuovere la sinistra profonda dalla sue rigidità ideologiche e da certi, vecchi riflessi pavloviani.  Quando possono, quando ritengono di essere al riparo dagli strali del Colle, persino i piddini votano insieme a vendoliani e grillini  rinverdendo i fasti del vecchio internazionalismo proletario. Così è accaduto alla Camera, con la bocciatura di una mozione di Fratelli d’Italia che impegnava il Governo nella difesa del bilinguismo in Alto Adige, un principio minacciato da una improvvida legge della Provincia autonoma di Bolzano che di fatto cancella l’italiano dai toponimi altoatesini. Indignata e giustamente preoccupata la reazione di Giorgia Meloni, che paventa il disimpegno del governo sulla delicata questione: «Il fatto che alla Camera, a maggioranza, sia stata bocciata la mozione di Fratelli d’Italia a tutela del bilinguismo in Alto Adige, ovvero l’unica che impegnava chiaramente il governo a non ritirare il ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge della Provincia di Bolzano che cancella i toponimi italiani, tradisce la volontà dell’Esecutivo di arrivare al ritiro dell’impugnativa, magari giustificato da una minima modifica nella legge in questione. Speriamo di venire smentiti e attendiamo su questo chiarimenti definitivi dal ministro competente».

Quando si tratta di gonfiare il petto di fronte al Capo dello Stato in qualche cerimonia ufficiale (come accaduto nella solenne celebrazione in Parlamento, il 17 marzo del 2011, del 150° anniversario dell’Unità d’Italia), i deputati del Pd sono tutti pronti alla celebrazione bipartisan dell’identità nazionale. Quando invece, come accaduto in occasione della mozione presentata da FdI, si tratta di associare nuovi e vecchi compagni nelle prove tecniche di una nuova maggioranza,  i valori condivisi spariscono a vantaggio delle vecchie appartenenze ideologiche. Che poi, nel caso specifico, non si trattava nemmeno di difendere un principio nazionale, ma il principio generale della tutela delle minoranze linguistiche sancito sia dalla Costituzione italiana sia dalla Carta europea dei diritti dell’uomo.

La libanizzazione interna al Pd, la demagogia grillina, i mal di pancia per il governo Letta-Alfano stanno facendo riemergere le vecchie identità rimosse della sinistra. Di per sé non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse per la sgradevole sensazione che la maturazione ideologica, in diversi settori del partito guidato da Epifani, sia stata in realtà una conversione mal digerita. Come nel caso, appunto, dell’identità nazionale. E come anche nel caso, in fondo, della lealtà atlantica, con la profonda spaccatura sugli F35, provocata nel Pd dalla ripresa delle antiche sirene pacifiste e ricomposta alla fine con il voto a favore della mozione di maggioranza. E dire che fu proprio durante il governo D’Alema che l’Italia diede avvio al programma di ammodernamento della sua flotta aerea militare.