La pizza si prende la rivincita su alta cucina e gourmet: è uno dei pochi trend anti-crisi che offre posti di lavoro

19 Lug 2013 18:10 - di Priscilla Del Ninno

Ma non eravamo un popolo di santi, poeti navigatori… e pizzaioli? Eppure, malgrado la nostra tradizione gastronomica non possa prescindere dal segreto della lega di acqua, farina e lievito, da tempo ormai abbiamo lasciato impasti e ricette classiche e innovative ai pizzaioli indiani, pakistani, egiziani, professionisti che oggi sono i nuovi cultori di questo italianissimo prodotto gastronomico, a lungo sacrificato dai gourmet di ultima generazione sull’altare della haute cousine tutta sperimentazione ardita e commistioni light. Oggi la pizza, ieri pane dei poveri – costava poco e riempiva subito lo stomaco appagando l’appetito – si prende la sua rivincita: e uscendo dal ristretto ambito del settore di nicchia, non solo è tra i prodotti più gettonati e clonati della nostra cultura gastronomica, ma in pole position come alimento anti-crisi.

E a confermarlo è proprio il presidente del Gambero Rosso, Paolo Cuccia, e a  suon di dati e stime. «Lo registriamo anche attraverso le nostre guide, e in particolare quella sulle pizzerie d’Italia, la prima del genere, che abbiamo presentato recentemente», ha sostenuto Cuccia parlando con Labitalia delle opportunità lavorative offerte dal particolare settore enogastronomico, e aggiungendo anche che «Da una nostra analisi suffragata da una serie di approfondimenti, infatti, abbiamo indicato che ci sono seimila posti di pizzaiolo disponibili nei punti principali del paese». E dunque, in controtendenza ad una crisi che penalizza l’imprenditoria nazionale, quello della pizza sembra essere uno dei pochi comparti, non solo in grado di reggere l’onda d’urto della recessione, ma anche di registrare un segno più davanti alla sua voce, riportando in auge una realtà culturale e imprenditoriale in continua ascesa nonostante il ruolo del pizzaiolo – blasone della ricetta a parte – non abbia ancora raggiunto lo status di protagonista doc della cultura alimentare italiana.

Dunque sarebbe opportuno rimettere le mani in pasta: la macchina artigianale può ripartire da farine, impasti e lievitazioni, mozzarella e pomodoro, riportando in auge e magari declinando alle nuove ere del gusto e alle ultime tendenze culinarie, un prodotto esaltato soprattutto dalla grande scuola napoletana, che in materia di pizza e pizzaioli, ha fatto storia.

 

 

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