La lobby gay e lo Ior: rivelazioni dell’Espresso su monsignor Ricca. Padre Lombardi smentisce

I “trascorsi scandalosi” del nuovo ‘prelato’ dello Ior, monsignor Battista Ricca, sono oggetto di un’inchiesta pubblicata sull’ultimo numero dell’Espresso, di cui papa Francesco, rimasto in precedenza all’oscuro, è venuto ora a conoscenza e, amareggiato, ne “trarrà le decisioni conseguenti”. Padre Federico Lombardi ha però dichiarato che l’inchiesta è inattendibile.

Ma cosa rivela il settimanale? Ricca, 57 anni, originario della diocesi di Brescia, proviene dalla carriera diplomatica. Ha prestato servizio per 15 anni in nunziature di vari Paesi, prima di essere richiamato in Vaticano, alla segreteria di Stato. “Ma ha conquistato la fiducia di Bergoglio – scrive il vaticanista dell’Espresso Sandro Magister – in un’altra veste, inizialmente come direttore della residenza di via della Scrofa nella quale alloggiava l’arcivescovo durante le sue visite a Roma, e ora anche come direttore della Domus Sanctae Martae nella quale Francesco ha scelto di abitare da papa”. Prima della nomina, al pontefice era stato fatto vedere, come è consuetudine, il fascicolo personale riguardante Ricca, “dove non aveva trovato nulla di disdicevole”, ma una settimana dopo la nomina “il papa è venuto a conoscenza, da più fonti, di trascorsi di Ricca a lui fin lì ignoti”. Il riferimento è a presunte relazioni omosessuali del sacerdote.

Il ‘buco nero’ nella storia di Ricca, secondo L’Espresso, è il suo periodo trascorso alla nunziatura di Montevideo, in Uruguay, dove arrivò nel 1999 dopo aver prestato servizio a Berna. Proprio a Berna aveva stretto amicizia con un capitano dell’esercito svizzero, Patrick Haari. “I due arrivarono in Uruguay assieme. E Ricca chiese che anche al suo amico fossero dati un ruolo e un alloggio nella nunziatura”, cosa che alla fine avvenne, dopo che il nunzio andò in pensione. A detta del settimanale “l’intimità di rapporti tra Ricca e Haari era così scoperta da scandalizzare numerosi vescovi, preti e laici di quel piccolo paese sudamericano, non ultime le suore che accudivano alla nunziatura. Anche il nuovo nunzio, il polacco Janusz Bolonek, arrivato a Montevideo all’inizio del 2000, trovò subito intollerabile quel ‘ménage’ e ne informò le autorità vaticane, insistendo più volte con Haari perché se ne andasse. Ma inutilmente, dati i legami di questi con Ricca”. Nei primi mesi del 2001 Ricca “incappò in più di un incidente per la sua condotta sconsiderata. Un giorno, recatosi come già altre volte… in un locale di incontri tra omosessuali, fu picchiato e dovette chiamare in aiuto dei sacerdoti per essere riportato in nunziatura, con il volto tumefatto”. Nell’agosto dello stesso 2001, “in piena notte l’ascensore della nunziatura si bloccò e di prima mattina dovettero accorrere i pompieri. I quali trovarono imprigionato nella cabina, assieme a monsignor Ricca, un giovane”. Il nunzio Bolonek chiese l’immediato allontanamento di Ricca dalla nunziatura e il licenziamento di Haari. E ottenne il via libera dal segretario di Stato, cardinale Angelo Sodano.

Ricca venne prima trasferito a Trinidad e Tobago e poi richiamato in Vaticano. Secondo L’Espresso, nonostante il nunzio si sia sempre pronunciato “con severità nei confronti di Ricca, nel riferire a Roma”, “una coltre di pubblico silenzio ha coperto fino ad oggi quei trascorsi del monsignore” ed “in Vaticano c’è chi ha promosso attivamente questa operazione di copertura”.