La Hunziker in copertina, nuda e incinta. Per la Boldrini è un’offesa alle donne?

Una donna incinta che ostenta con orgoglio il suo pancione, sorride al mondo, si copre senza malizia un seno perfetto lasciando intravedere le curve morbide di una bellezza matura che non ha perso la sua naturalezza. Tutto molto gradevole, innocente, vero. Ma la stessa immagine si può descrivere anche nel modo opposto: un corpo femminile sbattuto in prima pagina, su una copertina plastifica, nudo, indifeso, alla mercè degli sguardi maschili, per vendere copie, svilire il ruolo sacro della mamma con l’elemento peccaminoso della malizia, per trasformare in mercificazione il momento di massima intimità di una donna, la gravidanza.

La copertina di “Vanity Fair” dedicata a Michelle Hunziker è un tipico esempio di potenziale polemica boldriniana che la Boldrini non farà. Per tanti motivi, a cominciare dalla popolarità della donna che ha scelto di farsi ritrarre senza veli, incinta, da un popolare magazine: una scelta che prima della Hunziker avevano fatto anche altre artiste internazionali, senza creare particolari scandali. Ma in Italia da qualche mese possiamo aspettarci di tutto, perché abbiamo un presidente della Camera che tuona perfino contro i concorsi di bellezza e la pubblicità sessista, non senza sottili e arditi collegamenti subliminali con il drammatico tema del femminicidio.

Se la Boldrini utilizzasse gli stessi argomenti tirati in ballo per censurare Miss Italia – la retorica della donna oggetto che non parla ma si mostra e si fa premiare dal maschio in calore – anche per censurare le donne che si propongono senza veli su riviste patinate, finirebbe per trascendere nel ridicolo. Ma la tentazione di cavalcare le battaglie contro velinismo berlusconiano e il culto della bellezza femminile come fattore di affermazione sociale, a sinistra è da sempre irresistibile.

Ed è un errore gravissimo, perché in realtà il confine tra la dignità femminile e la bellezza utilizzata per perserguire un successo personale, non è difficile da trovare. È semplicemente impossibile. Se la donna è “oggetto” quando sfila come un’oca sul palco di Miss Italia, come ci spiega la Boldrini, allora dovrebbe esserlo anche quando il suo fascino le consente di guadagnarsi una copertina, ben remunerata, su un popolare settimanale italiano, perfino se ostenta la sua nudità con un bimbo in grembo. Il che è assurdo, perché l’ipocrisia di chi sposa battaglie pseudopuritane, con il pretesto di battersi per la dignità della donna, è destinato a scontrarsi tutti i giorni con la naturale ostentazione del fascino femminile che avviene in ogni ambito, lavorativo, artistico, relazionale. E a quel punto un velo in più o in meno non fa la differenza, perché la sottile linea tra volgarità e sublimazione estetica del proprio corpo, la traccia sempre e comunque la donna.