La gaffe della conduttrice della Cnn: «Italiani sempre in sciopero, giusto abbassare il rating»

“In Italia l’economia è in recessione, perché si fanno troppi scioperi e perché a lavorare ci pensano solo le prostitute che vanno alle cene di Berlusconi”. È più o meno questo il senso delle parole di Erin Burnett, classe ’76, fisico da velina, occhio ceruleo, sconosciuta da questa parte dell’Oceano, famosissima negli Stati Uniti. La signora Burnett è una conduttrice della Cnn, dove spiega lo spread e i tassi di interesse alla casalinga del Minnesota e al lattaio dell’Ohio. Un passato di analista finanziaria alla Goldman Sachs, un matrimonio con un manager della Citigroup, un figlio in arrivo a novembre, la Burnett è l’incarnazione del mitico giornalismo anglosassone, anche nella sue deriva. Banalità e semplificazioni date in pasto allo spettatore, tra uno spot e un altro. «Abbiamo appreso che in Italia il processo sulla Costa Concordia è stato rinviato per lo sciopero degli avvocati – ha commentato in diretta l’anchorwoman – pare che in Italia sia normale, tanto che sul sito del ministero dei trasporti c’è una sezione dedicata all’annuncio deio prossimi scioperi». La Burnett ha quindi messo in relazione gli scioperi con il declassamento da parte di Standard & Poors. «Anche per questro non c’è da sorprendersi del declassamento: quando si è sempre in sciopero poi ci sono queste conseguenze». Non poteva mancare l’ironia da cabaret sull’ex premier Silvio Berlusconi: «L’uomo che ha guidato l’Italia per la maggior parte dell’ultimo decennio era forse troppo occupato coi suoi bunga-bunga per accorgersi degli scioperi e trovare una soluzione anche perché non sembra che le sue prostitute avessero scioperato». Mancavano solo i riferimenti ai Sopranos, agli spaghetti, al mandolino e alla mafia e la sagra delle banalità era completa. Non è la prima gaffe della conduttrice della Cnn: una volta ha definito un «serial killer» il primo ministro australiano, in un’altra occasione ha liquidato in maniera sprezzante i manifestanti di “Occupy Wall Street”. In entrambe le occasioni, ha successivamente chiesto scusa per le sue “battute”. Non c’è due senza tre?