Il vizietto dei montiani e del Pd: non riuscire a chiedere scusa. Ed è per questo che vogliono l’Imu

Il vizietto è duro da smaltire, specie quando c’è in gioco la già scarsa credibilità di chi ha fatto scelte sbagliate. E i montiani di ferro hanno un duro compito: difendere l’indifendibile, e cioè l’operato del loro capo. Non hanno più lo spazio sui giornali che hanno avuto per più di un anno e non hanno neppure i laudatores. Tentano timidamente, ma con una certa stizza, di togliersi qualche sassolino dalle scarpe anche perché ce n’è uno che fa male parecchio ed è la tassa sulla prima casa, di cui continuano a dirsi affascinati (a danno di chi era costretto a pagarla) manco fosse una bella donna: «Con tutto quello che avrebbe da fare, stiamo ancora costringendo un uomo dell’intelligenza del ministro Saccomanni a perdere tempo con l’Imu. Nelle nazioni civili, chi ha una proprietà ne paga il possesso e dunque l’Imu è giusta e andrebbe pagata. Il Pdl è davvero ridicolo quando usa l’Imu come bandiera di ricatto»,  ha detto il deputato di Scelta Civica Andrea Vecchio. Non poteva fare altro visto che Monti considera quell’imposta come una figlia da coccolare, «per qualcuno è un’ossessione», disse riferendosi al Cav e la blindò allo scadere del novantesimo minuto della sua partita a Palazzo Chigi, garantendone gli effetti all’Europa fino al 2015. Ma il nodo dell’Imu è difficile da sciogliere perché – oltre ai soldatini del Professore bocconiano – sono molti gli esponenti del Pd che si trovano in imbarazzo per le dichiarazioni azzardate in campagna elettorale. Lo stesso Enrico Letta, nei giorni di fuoco della sfida, aveva criticato Berlusconi per la proposta di abolizione dell’Imu definendola «non credibile», così come Franceschini l’aveva etichettata come «folkloristica», Misiani come «irrealizzabile» e la Finocchiaro come «la solita minestra». E all’inizio della nuova legislatura Rosy Bindi, nell’aula parlamentare, si era avventurata dicendo testualmente: «Per alcuni di noi non è giusto sospendere l’Imu sulla prima casa, abbiamo altri problemi…», e giù l’elenco infinito dei guai italiani. Quasi impossibile, quindi, non esporsi alla figuraccia, non solo per i montiani ma anche per i “democratici”. E il vizietto si allarga a macchia d’olio, con la voglia di un trappolone. Sarebbe più dignitosa una confessione onesta, basterebbe dire un sereno «abbiamo sbagliato». E magari chiedere scusa agli italiani.