Il premio Strega a Walter Siti. Cronaca di un verdetto su cui, come da copione, si è brindato e polemizzato

«Mi sono dato perdente già dal giorno prima della premiazione. È una bella tattica per restare tranquillo». Scaramanticamente, a poche ore dall’affermazione nell’agone letterario-editoriale, Walter Siti, vincitore con il suo Resistere non serve a niente della 67a edizione dello Strega che ha chiuso i battenti ieri sera, si era trincerato dietro un cauto pessimismo. I numeri, poco dopo, avrebbero rivelato che non ce ne era proprio bisogno: lo scrittore modenese ha letteralmente trionfato sulla concorrenza, sbaragliando tutti con  165 voti. Un’attestazione che ha spostato l’asse della sfida sugli altri gradini del podio, conquistati per un soffio da Alessandro Perissinotto, con Le colpe dei padri (Piemme), 78 voti. Soltanto un voto in più di Paolo Di Paolo, autore di Mandami tanta vita (Feltrinelli), 77 voti, seguito da Romana Petri con Figli dello stesso padre (Longanesi). Ultima Simona Sparaco con Nessuno sa di noi (Giunti), 26 voti. Insomma, una competizione non proprio al fotofinish, come invece si pensava alla vigilia del premio, quella conclusasi con la vittoria netta di Siti che si è lasciato dietro con un distacco di quasi 90 voti il secondo classificato Perissinotto.

«Anche questo distacco mi ha stupito, mi fatto piacere, ma non me lo aspettavo», ha sottolineato l’autore spiegando di non aver voluto dedicare la vittoria a nessuno in particolare perché «mi sembrava buffo. Le persone che mi stanno vicino lo sanno. Il libro l’ho scritto, sta lì. È un po’ per tutti». Dunque non è vero che resistere non serve a niente: per stessa ammissione di Siti, infatti, fino a poco fa con i premi letterari lo scrittore non aveva dimostrato di avere particolare fortuna. «Si diceva che i miei libri sono difficili, non adatti ai premi», ha ricordato Siti, aggiungendo anche che «Con le giurie popolari sono finito anche ultimo. In realtà sta accadendo tutto con questo libro: è andato bene al Mondello, e adesso lo Strega, con mia grande sorpresa, perché io scrivo sempre allo stesso modo», ha dichiarato tra il serio e l’ironico lo scrittore frastornato dopo i festeggiamenti, i brindisi e la sbornia di voti che hanno colorito anche questa serata finale del Premio ospitata come di consueto al Ninfeo di Villa Giulia a Roma.

Una cornice suggestiva, impreziosita dalla presenza di ospiti illustri, specie per quanto ha riguardato il parterre degli ex sindaci – presenti Gianni Alemanno e Francesco Rutelli, grande assente invece il neo eletto Ignazio Marino – che, ancora una volta, ha incastonato la vittoria di una grande casa editrice, confermando il rituale dell’affermazione di grandi gruppi editoriali, dati come favoriti prima della finale, e accreditati poi dal verdetto letterario. Una polemica che si è rinnovata una volta di più anche ieri, aggiornata alla declinazione della “discriminazione” al femminile. Romana Petri, dunque, già in passato in cinquina allo Strega, ha commentato il palmares sottolineando come «questo non sia un premio per donne, né giovani né vecchie. È dura, fate il calcolo: considerate il numero degli Strega e vedrete quante donne hanno vinto. È anche un premio dove non si cambia quasi mai l’editore vincente», ha poi concluso la scrittrice, alludendo ad una sorta di “pax editoriale” tra big. Rumors puntuali nel carnet del premio.

Come immancabile è l’ipotesi di una traduzione cinematografica del testo vincente. «Non c’è ancora nulla di concreto – ha sottolineato a riguardo Siti – ma Resistere non serve a niente potrebbe diventare un film. Del resto già in passato si parlò di probabili rivisitazioni di celluloide di suoi libri: «con Gianni Amelio – ha ricordato lo stesso autore – per Il contagio, sulle borgate romane, e con Daniele Vicari per la storia d’amore di Troppi paradisi, ma non è mai andato in porto niente». Chissà che, anche in questo caso, resistere non serva a qualche cosa…