Il Pdl “suggerisce” e Letta apre le porte alla dismissione del patrimonio pubblico: «Ma nessuna svendita»

«La mancanza di crescita è il tema su cui l’Italia vive una fatica strutturale ed è il tema su cui lavorare». Questa la priorità indicata dal premier Enrico Letta nel question time al Senato, nel corso del quale ha analizzato lo stato della finanza pubblicacon la lente del (cauto) ottimismo: «Negli ultimi 5 anni il nostro debito pubblico è cresciuto meno di altri paesi europei e questo è positivo».

Crescita, dunque, ma anche rigore negli indirizzi del governo: ««Lo dico anche se non fa guadagnare consenso, ma il buon padre di famiglia ha il dovere di dire dei no. I conti pubblici devono rimanere in ordine: il 3 per cento è la condizione per avere più flessibilità», è il messaggio del premier. Ma il pezzo forte arriva quando Letta annuncia il piano di abbattimento del debito pubblico., nel quale – spiega – “ci sono interventi su più capitoli”. «La prima ipotesi allo studio – ha spiegato – è la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico attraverso la creazione di scatole che valorizzino il patrimonio. Nessuno – ha aggiunto Letta – vuole ripetere strade già percorse in Europa e in Italia di privatizzazioni fatte male». L’altra via di intervento, ha quindi aggiunto, «è la cessione di ”partecipazioni pubbliche nazionali e anche degli Enti locali, anche perché abbiamo bisogno di razionalizzare le nostre partecipazioni».

Proprio su questo tema, Letta era stato “interrogato” dal capogruppo del Pdl Renato Schifani: «Il debito pubblico va abbattuto dismettendo il patrimonio disponibile, quello non funzionale all’efficienza dello Stato, previa la sua valorizzazione», aveva sostenuto  il presidente dei senatori del Pdl. «Si potrebbe conferire il patrimonio disponibile – aveva spiegato Schifani – ad una società che possa occuparsi anche della sua valorizzazione, ad esempio, attraverso il cambio di destinazione di taluni immobili, che in atto hanno poco o nessun valore se fossero immessi sul mercato subito. Vi è un precedente, durante il governo Berlusconi, che potrebbe essere utilizzato. In quell’occasione, furono dismessi i beni demaniali militari. Un’altra possibilità – aveva insistito il capogruppo – è quella dell’emissione di titoli che non creino indebitamento pubblico». Replicando successivamente al presidente del Consiglio Enrico Letta, il quale ha comunicato che le proposte di Schifani sono condivisibili e allo studio del governo, il capogruppo del Pdl si detto soddisfatto della risposta del premier, osservando che nel processo di dismissione degli immobili vanno coinvolti i comuni e gli altri enti locali destinando a loro favore una parte dei proventi derivanti dalla vendita di quei beni.