Il Pdl “blinda” Berlusconi. Alfano: «Tra noi rabbia e indignazione, i giudici vogliono riscrivere la nostra storia»

«Non c’è nessuna ragione per sorridere o per guardarci tra di noi in modo rilassato. Ieri c’è stato un segnale più chiaro di quello che abbiamo vissuto in tanti anni. Il tentativo di travisare la nostra storia». Il tono di Angelino Alfano, filtrato dal vertice del Pdl al termine di una giornata di riflessione del Pdl sulla decisione della Cassazione di accelerare in modo molto sospetto la decisione finale sul processo Mediaset, è a metà tra l’indignazione e la rabbia. Alfano, dopo la riunione dei gruppi parlamentari, non entra nel merito delle iniziative da assumere, ma a Berlusconi viene prospettato una mobilitazione su più livelli di tutto il centrodestra in difesa del Cavaliere. E del governo di larghe intese, che non va lasciato solo di fronte alle bordate della magistratura contro il Cavaliere.

«Una sentenza penale non è un atto solo giuridico. In una sentenza penale si racconta la storia personale di un individuo, un pezzo importante del suo essere uomo, del suo essere cittadino. La mia rabbia, la mia indignazione la mia preoccupazione derivano dal fatto che si vuole descrivere e raccontare la storia di un uomo che non è quella dell’uomo che conosco e in cui credo da 20 anni. C’è un’incalcolabile differenza. Uno iato. La mia rabbia, la mia indignazione, la mia preoccupazione non possono andare via a meno che non ci sua una totale riscrittura della storia di questi anni», ha spiegato ancora Alfano nel corso della riunione del gruppo del Pdl al Senato. Dal Pdl filtra solo una notizia certa: la presenza ai lavori dell’Aula, dopo la “pausa” imposta oggi e il vertice di maggioranza annullato.

Di sicuro è arrivata la conferma che il Pdl si identifica totalmente con il suo leader: aprire le porte del carcere a Berlusconi equivale per Alfano ad una scomunica politica dell’ intero partito e in definitiva, come denuncia il ministro Lupi, ad un colpo alla democrazia parlamentare. Si tratta di una sovrapposizione delle due sfere, quella giudiziaria del Cavaliere e quella politica di capo carismatico di un partito di massa, che il segretario del Pd Guglielmo Epifani chiede disperatamente di tenere distinte e che invece il Pdl vuol far coincidere per trovare una soluzione in extremis ad un rebus che sembra non averne.

Il Pd, intanto, dopo la decisione di votare la sospensione dei lavori parlamentari chiesta dal Pdl, vive la sua ennesima giornata da psicodramma. Ad approfittarne sono soprattutto i renziani che hanno denunciato la decisione della segreteria pd come suicida nei confronti della base che non la capisce. Una polemica tutta precongressuale, ribattono gli uomini del segretario, che finisce per indebolire il governo. Ma l’impressione è che nessuno sappia esattamente come muoversi.

Il Capo dello Stato, intanto, ha fatto balenare di nuovo la possibilità di un suo ritiro prima della fine del settennato (forse come monito implicito alle forzature dei partiti), e da custode delle larghe intese sa che il naufragio repentino di questo esperimento avrebbe con ogni probabilità ripercussioni molto negative sulla nostra situazione economica. Ciò spiega perché il Colle lavori discretamente per smussare le polemiche a difesa del valore della stabilità (per la quale si batte anche Mario Monti). A trarre beneficio da un collasso improvviso delle larghe intese potrebbe essere invece Beppe Grillo, che è salito al Quirinale insieme a Gianroberto Casaleggio: Grillo ha chiesto al presidente della Repubblica di sciogliere, se necessario, le Camere e in conferenza stampa si è vantato di tenere a bada quelli che vogliono imbracciare il fucile. Non proprio un quadro rassicurante.