Il “pasticcio kazako” non può essere il pretesto per far cadere il governo. Sarebbe da irresponsabili

Il “pasticcio kazako”, per quanto indigesto, non può costituire il pretesto per far cadere il governo. Alla figuraccia già fatta si affiancherebbe l’irresponsabilità manifesta di chi vorrebbe gettare l’Italia nel caos. Non ci sembra davvero il caso. E non perché l’affaire non sia oggettivamente grave, ma per il semplice motivo che l’accertamento delle responsabilità non è chiaro. Anzi di chiaro c’è una sola cosa: l’inadeguatezza di alcuni funzionari dello Stato a svolgere mansioni particolarmente delicate. Ed i ruoli che hanno avuto nella vicenda non possono in alcun modo mandare a gambe all’aria un intero esecutivo che semmai risulta danneggiato dalla non brillante condotta di chi era preposto a salvaguardare la libertà di una donna e di una bambina da un lato, ed assicurare alla giustizia un signore ricercato dalle polizie di mezzo mondo. Una storia complicata, senza dubbio, ma della quale non possono farne le spese ministri che probabilmente, almeno da quanto risulta al momento, non sono stati neppure informati da chi avrebbe dovuto coinvolgerli ed attendere da loro direttive.

Anche il capo del governo è stato tenuto all’oscuro: in un Paese normale è accettabile una “dimenticanza” di questo genere o non è forse imputabile alla leggerezza (nella migliore delle ipotesi) o all’incapacità (nella peggiore)? E sovrapponendo tutte le ragioni può davvero venir fuori una responsabilità oggettiva da parte del governo in quello che i giornali di tutto il mondo bollano come uno “scandalo” italiano prescindendo da chi lo ha confezionato, magari nella certezza di farla franca?

Troppo comodo gettare la croce addosso a due ministri e chiedere loro di togliere il disturbo, sapendo che in tal mondo il disturbo lo toglierebbe tutta la compagine governativa. E se accadesse davvero, si sono posto il problema i tanti “moralisti” sotto l’ombrellone che cosa accadrebbe del nostro Paese che sta entrando probabilmente nella fase più acuta della crisi economica?

Sbarazzarsi di Letta e compagnia non è soluzione. Riconoscere i responsabili dell’ancora oscuro misfatto consumatosi a fine maggio tra Casal Palocco e il Centro di detenzione provvisoria di Ponte Galeria è doveroso. Così come è imprescindibile informare non solo il Parlamento, ma gli italiani di cosa è davvero successo e chi realmente il “ricercato” Ablyazov oppositore di Nazarbayev, già suo ministro, che non deve avere un’alta considerazione dei diritti umani se preferisce lasciare moglie e figlia alla mercé del suo nemico in Kazakistan piuttosto che venire allo scoperto e magari chiedere asilo politico al nostro Paese secondo le procedure vigenti.

Naturalmente al coro di disapprovazione per il trattamento subito dalla moglie di Ablyazov e di sua figlia si è unita la presidente della Camera Laura Boldrini, la quale non ha mancato di far sentire la sua voce colpendo nel mucchio, senza attendere risultanze investigative e chiarimenti da parte del governo. Non è conforme alla prassi, quantomeno , che chi presiede uno dei due rami del Parlamento accusi indiscriminatamente “le autorità nazionali” di “mancato rispetto dei diritti umani”: e chi sono queste autorità? Dei ministri in carica? La Boldrini dovrebbe precisare se non vuole portare il suo contributo  di contumelie che si stanno intensificando da parte di alcune opposizioni, parlamentari e non, contro il governo.

Comunque sia, non c’è ragione – a meno che non venga stabilito senza ombra di dubbio che la Bonino ed Alfano abbiano avuto ruolo specifici e di direzione nella vicenda – di accusare il governo nella sua globalità di responsabilità che non sono state documentate , né tantomeno dimostrate.

E’ una sporca guerra tra bande politiche quella che si combatte in questi giorni approfittando della disgrazia in cui sono cadute una mamma e la sua bambina per l’insipienza di pochi. Confidiamo che non si voglia premere ancora sull’acceleratore lasciando il Paese alle prese con guai che si aggiungerebbero al deprecabile misfatto su cui va indiscutibilmente fatta luce. Senza emettere condanne preventive, naturalmente.