Il “giorno del giudizio” non farà tremare il governo. Berlusconi lo sosterrà comunque e fino alla fine

Non accadrà nulla. Almeno al governo. Il “giorno del giudizio” restituirà ai cittadini ed alla politica la certezza che la separazione delle vicende private di Berlusconi da quelle pubbliche che attengono alla stabilità, non è un’utopia sparata dall’ex-premier in chiave propagandistica. La Corte di Cassazione domani potrà pronunciarsi in molti modi e non è detto che scelga il peggiore per il Cavaliere. Tutte le ipotesi cono ammesse, nessuna però – com’è ovvio – è al momento più accreditata delle altre. La Suprema Corte può cassare, può cassare parzialmente sancendo la condanna della metà della sentenza emessa, può cassare con rinvio in Appello o addirittura in primo grado, può procrastinare di qualche settimana ( entro la prima metà di settembre) la pronuncia  definitiva.

Quale che sia la decisione, siamo più che sicuri che Berlusconi non farà cadere il governo per “ritorsione”, come i suoi avversari sostengono e forse sperano. Oltretutto non gli conviene. Sarebbe un colpo che assesterebbe alla sua stessa immagine ben più grave degli effetti di una pronuncia totalmente negativa. Certo, nel caso peggiore, si aprirebbe un contenzioso tra i poteri dello Stato che non è prevedibile dove porterà. Ma è anche sicuro, comunque vadano le cose, che Berlusconi non mollerà e si dedicherà alla rifondazione del partito per provare a costruire un nuovo centrodestra dalla cui consistenza elettorale e dalla forza che riuscirà a stabilire sul territorio dipenderà la politica dei prossimi anni. E, dunque, probabilmente, anche il destino di Berlusconi stesso poiché nulla è irreversibile in politica.

Resta il fatto che il conflitto tra i poteri costituzionali è allo zenit. Non si era mai visto quello che è accaduto e che sta accadendo. Forse lo si poteva prevedere quando venne recapitato a Napoli a mezzo stampa – con il Corriere della sera – nel settembre del 1994 il noto avviso di garanzia a Berlusconi che presiedeva un vertice internazionale. Da allora è stato un crescendo di accuse, sospetti, inchieste, processi. Un accanimento assolutamente inedito, dispiegato nel corso di lunghi venti anni, al quale ci si è dedicati anche quando il Cavaliere non era a capo dell’esecutivo. Il processo Ruby è stato il momento più “alto” della strategia della delegittimazione che, come in tanti hanno ammesso, lascia quantomeno perplessi ed il giudizio d’appello sicuramente ribalterà la tesi sposata dai giudici avanzata dalla Procura di Milano.

Nella malaugurata ipotesi che la Cassazione dovesse confermare la condanna, si dice che i parlamentari del Pdl avrebbero l’intenzione di dimettersi in massa. A che cosa porterebbe un gesto di tal fatta? Il Parlamento potrebbe funzionare comunque e le istituzioni, a cominciare dal Quirinale, non si lascerebbero intimidire. La radicalizzazione dello scontro favorirebbe chi vuole l’Italia nel caos più completo, aggredita dagli speculatori, priva di difese. Sarebbe una catastrofe. Pensiamo che deputati e senatori del Pdl, molti dei quali conosciamo personalmente e li apprezziamo  per capacità politica ed attaccamento alle istituzioni, non vorranno trascinare il Paese ed il loro stesso partito in un abisso dal quale sarebbe difficile, se non impossibile, risalire.

Il senso di responsabilità dimostrato da Berlusconi, comunque vadano le cose, è la garanzia, comunque, che non tutto andrà distrutto ed il processo di “pacificazione” da lui stesso voluto e perseguito negli ultimi mesi andrà avanti. Il che non potrà che giovare tanto alla sua personale reputazione, quanto alle sorti dell’Italia.

I corvi sono appollaiati da giorni sui cornicioni del Palazzaccio romano dove domani si vivrà una giornata davvero particolare. Ma, per quanto irrilevanti possano essere le nostre impressioni, riteniamo che nulla di irreparabile accadrà. E pur tra procellosi mari, la barca del governo continuerà la sua navigazione.