Il Consiglio superiore di Difesa toglie le castagne dal fuoco a Letta: «No a veti del Parlamento sugli F35»

Davvero provvidenziale quel comunicato. Il Consiglio supremo di Difesa, organismo presieduto dal Capo dello Stato, fa sapere che il legittimo  «sindacato» delle Camere sui programmi di ammodernamento delle Forze Armate  «non può tradursi in un diritto di veto su decisioni operative e provvedimenti tecnici che, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell’esecutivo». La nota , chiaramente riferita al caso degli F35, è stata diramata dopo una riunione che si è tenuta al Quirinale e alla quale hanno  partecipato, tra gli altri,  anche Letta, Saccomanni, Mauro e la Bonino. Per i pacifisti e antiatlantisti in servizio permanente effettivo  è una vera doccia fredda. Ma il premier può ora tirare tirare un bel sospiro di sollievo.  La questione degli F35 aveva infatti creato non poche spaccature all’interno del centrosinistra, con numerosi esponenti del Pd che erano andati dietro alle sirene di Sel e del M5S, promotori di due mozioni volte a sancire lo stop   all’acquisto dei nuovi  cacciabombardieri da parte del ministero della Difesa. Alla fine, dopo una lunga ed estenuante giornata di mediazioni e di limature del testo, il centrosinistra aveva escogitato, il 26 giugno scorso,  la classica situazione all’italiana: sospensione per sei mesi all’acquisto degli aerei e contemporanea  apertura di una “indagine  conoscitiva” sull’opportunità o meno di continuare nel programma di ammodernamento della nostra flotta aerea militare.

Per Letta, un simile sbocco rappresentava un mina sul suo cammino futuro, perché, oltre a rafforzare l’asse tra la sinistra del Pd e le componenti più radicali presenti in Parlamento, preparava la strada a nuove polemiche nei prossimi mesi. E tutto ciò al netto naturalmente della caduta di credibilità e di affidabilità dell’Italia nei confronti degli alleati della Nato. La decisione del Consiglio supremo di Difesa taglia ora la testa al toro. E, soprattutto, mette fine ai bizantinismi delle ultime settimane, su una vicenda che poteva essere, in prospettiva, assai pregiudizievole per l’intero Paese. Oltre al ritorno di pregiudizi intorno alla “inaffidabilità” italiana sulle questioni della sicurezza internazionale, un eventuale stop  all’acquisto degli F35 avrebbe esposto l’Italia al rischio di rimanere praticamente senza difesa aerea negli anni a venire.