Il caso Snowden: anche gli spioni possono diventare eroi. L’Italia nega il diritto d’asilo al ricercato numero uno

Oggi a Berlino centinaia di manifestanti si sono riuniti sotto la Cancelleria invocando il sì alla richiesta di asilo di Edward Snowden, la talpa del datagate in fuga dagli Usa e nascosto (forse) nell’ala internazionale dell’aeroporto di Mosca. Ma la caccia all’uomo che vede vittima l’ex assistente tecnico della Cia trova i paesi europei schierati, uno dopo l’altro, sul fronte dell’attendismo e della collaborazione leale con gli Stati Uniti, lasciando che la partita venga giocata da Putin e da Obama, gli unici che hanno la statura dei protagonisti in questa avvincente spy story. La vicenda dell’aereo del presidente boliviano Morales bloccato a Vienna e il divieto di sorvolo (giunto anche dall’Italia) per il velivolo su cui si sospettava viaggiasse anche Snowden dimostrano che la faccenda sta diventando davvero imbarazzante per tutti perché, dopo che in America latina si sono levate voci furibonde di protesta contro l’arroganza degli Usa e degli Stati amici in Europa (a La Paz i boliviani hanno manifestato sotto l’ambasciata francese), si è capito che il “caso Snowden” non può essere facilmente liquidato senza che gli altri Stati ci mettano la faccia. L’equidistanza è impossibile. Occorre prendere posizione. E finora c’è stato solo un mormorìo di disappunto da parte della Ue sullo spionaggio intrusivo e pervadente che Washington ha perseguito anche in Europa. Niente di nuovo sotto il sole, ha commentato il saggio Rino Formica, se sei piccolo non puoi fare il gigante ma solo, con la dignità dei piccoli, sceglierti lo spione più amico. È la saggezza della rassegnazione. I buoni rapporti tra Italia e States sono stati riconfermati ieri a Villa Taverna al ricevimento organizzato dall’ambasciatore David Thorne per le celebrazione dell’Indipendenza. Thorne si è intrattenuto con la nostra ministra Emma Bonino in un colloquio privato. Il contenuto non è stato reso noto ma è facile supporre che sia stato propedeutico all’audizione del ministro degli Esteri oggi alla Camera.

Che fare dunque di questo Snowden? Nella fase interlocutoria che si è aperta è la Russia che si erge a paladina del fuggitivo anche se Mosca precisa: “Dev’essere lui a decidere qual è la via di fuga ottimale, a noi non è pervenuta nessuna richiesta d’asilo”. All’Italia sì, ma qui da noi, nel regno della burocrazia, non è stato difficile trovare la via d’uscita: la procedura utilizzata dal richiedente asilo non è corretta, prima deve trovarsi su suolo italiano. Del resto anche l’efficiente e nordica Norvegia ha utilizzato lo stesso escamotage per pronunciare un no senza troppo clamori. Un no confermato oggi da Emma Bonino: “Non ci sono le condizioni giuridiche affinché l’Italia possa accogliere la richiesta di asilo”.

Al complicato puzzle si aggiunge la tendenza caciarona di certa sinistra nostrana ad eleggere allo status di eroe personaggi che certo non hanno curriculum limpidissimi, e Edward Snowden risponde certo a quest’ultima tipologia. Così c’è Sel che già si straccia le vesti perché il fuggitivo venga accolto in Italia a braccia aperte e anche il M5S è favorevole all’idea. Una spia che la tradizione antiamericana in Italia è viva e vegeta e può collegarsi con le legittime aspirazioni di chi vorrebbe ogni tanto vedere uno scatto di dignità da parte della prudentissima diplomazia italiana (il caso dei marò è stato anch’esso emblematico di una tendenza alla negoziazione perpetua). Snowden dunque viene tirato per la giacca un po’ da tutti: per gli americani è l’emblema del traditore, per gli antimaericani è un martire della libertà. Inseguendo il mistero Snowden, però, ci si dimentica con facilità che intanto continuiamo ad essere oggetto delle attenzioni di un Grande Fratello non autorizzato mentre lo stesso ricercato numero uno, o chi per lui, contribuisce alla distrazione mediatica civettando via twitter con l’ex spia Anna Chapman. Lei gli ha chiesto: mi vuoi sposare? E lui: certo, baby. Ma bisogna vedere bene cosa c’è dentro la tua matrioska.