I No Tav scatenano un nuovo inferno a Chiomonte. Tra gli arrestati c’è anche il figlio di un giudice

Il mondo antagonista ha colpito ancora duramente in Val di Susa. L’ennesima notte di violenza No-Tav ed il solito bollettino di guerra, che questa volta parla di 15 agenti feriti e di un’autostrada rimasta chiusa per ore. Solite modalità, razzi, fuochi d’artificio, bombe carta, pietre e corpi contundenti. L’inferno è stato scatenato nella notte dai manifestanti No Tav contro il già martoriato cantiere di Chiomonte. Gli attivisti, incappucciati, si sono divisi in diversi gruppi e hanno colpito in più punti. Le forze dell’ordine, che presidiavano il cantiere, hanno risposto con lacrimogeni e azioni di alleggerimento. La guerriglia è durata all’incirca un’ora e mezza. Quindici gli agenti contusi o leggermente feriti e nove i fermati. Tra i fermati c’è anche il figlio di un giudice piemontese, Ennio Donato, di 29 anni, residente a Napoli. Ormai va gettata la maschera. Definire manifestazione “di democratico dissenso” cercare di violare la “zona rossa” con molotov, bombe carta e mortai fa ridere, se non ci fosse da piangere. «Si tratta di episodi gravissimi che, per modalità e violenza, non possono definirsi manifestazioni di dissenso, ma sono dei veri e propri attacchi mirati alle Forze dell’ordine che sono al servizio dello Stato e che, anche questa notte, sono prontamente intervenute. Ringrazio, quindi, queste donne e questi uomini», dice il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, aggiungendo che lo Stato non si lascia intimidire e non si ferma neanche di fronte ad attacchi di pura guerriglia».

La necessità «di cambiare registro in Val di Susa» è ormai inevitabile, commenta Agostino Ghiglia, portavoce regionale di Fratelli d’Italia. «Ancora una volta agenti, lavoratori e tutto il tessuto economico e sociale della Valle si sono trovati esposti ai brutali attacchi del mondo antagonista: considerate la armi usate e visti i danni procurati, chi partecipa a queste scorribande è un potenziale assassino, e come tale va trattato» aggiunge l’esponente di FdI. È giunto anche il momento che alcune forze politiche della sinistra radicale che da anni coccolano e proteggono centri sociali e mondo antagonista escano fuori dagli equivoci una volta per tutte esprimendo parole di condanna “vera” . Non è accettabile, ad esempio, che dopo tutto quel che è accaduto e che il dirigente della Digos di Torino, Giuseppe Petronzi, ha definito «violenza allo stato puro», Ezio Locatelli, segretario provinciale di Rifondazione Comunista di Torino se ne esca con  una solidarietà di maniera per poi dare appuntamento a tutto questo mondo “democratico” «alla marcia popolare che si terrà sabato 27 luglio, ore 14, da Giaglione a Chiomonte. Sì, è proprio il momento di cambiare registro.