I “bravi ragazzi” No-Tav giurano guerra. Avranno la loro Waterloo

Gli intoccabili si sentono toccati, i figli (politici) di papà (altrettanto politici) si dicono sdegnati. L’accusa di detenzione di armi da guerra ha fatto saltare i nervi ai “bravi ragazzi” dei No-Tav che subito hanno messo nero su bianco l’ennesimo comunicato stampa sapendo che c’è sempre qualche giornale “amico” pronto a fare da cassa di risonanza. «Ora si procede per il reato di armi da guerra perché sul tavolo della conferenza stampa in questura appaiono delle bottiglie, come avviene dal 2011 in tutti i mesi di luglio – vi si legge – La guerra però è tra chi la spara più grossa e tenta di batterci con altri mezzi rispetto a quelli fin qui utilizzati che evidentemente non hanno dato i frutti sperati: quindi sotto a magistrati e poliziotti». Il movimento No Tav – è la conclusione – «fa la sua parte, quella che deve fare, dando battaglia con metodo». Il metodo è tristemente noto. Purtroppo per loro, però, i carabinieri hanno trovato due molotov nei boschi che sovrastano il cantiere del Tav a Chiomonte, in Valle di Susa. Le due bottiglie incendiarie, complete di innesco con stoppino, erano nascoste sotto alcuni grossi sassi. Sono state recuperate anche nove bombe carta. Un bell’arsenale, dunque, ed è solo quello che i carabinieri sono riusciti a scovare dopo gli ennesimi scontri con i centri sociali. Ma per il “movimento” è tutto normale, al primo sospetto si sentono perseguitati e si dicono pronti alla reazione, come se fosse un loro diritto parlare di “battaglie”. La verità è che hanno giocato fin troppo, protetti e coccolati da parte delle forze di sinistra, aiutati da quei giornali che pubblicano i loro comunicati dandogli sempre credibilità, tanto da farli passare da aggressori ad aggrediti (come avviene con i centri sociali quando, negli scontri tra opposte fazioni, si dà per scontato che gli aggressori siano gli altri, i “fascisti”). Per adesso, quindi, i No-Tav hanno dato la loro versione, come alla fine di un’altra guerra. Dimenticando che per chi va in guerra c’è sempre una Waterloo dietro l’angolo.