Guerra per bande nel Pd: 70 senatori in rivolta contro i renziani. Ma Epifani prova a incolpare il Pdl…

Una fibrillazione al giorno per Guglielmo Epifani, diventato il parafulmine di chi vuole lo strappo col Pdl e non ha il coraggio di dirlo e di chi non lo vuole ma deve far finta di volerlo un po’. L’ultima grana in ordine di tempo è quella di settanta senatori ( su 108), i “moderati” del Pd che chiedono al segretario «uno scatto d’orgoglio»

per rivendicare e spiegare con maggior chiarezza al Paese che l’appoggio al governo Letta «è la migliore scelta che si possa fare date le circostanze». I settanta indignati chiedono che non si ripetano «autogol», come quello accaduto mercoledì, con il voto a favore dello stop di un giorno dei lavori della Camera come chiesto dal Pdl per protestare contro il pronunciamento della Cassazione sul caso Mediaset: una decisione non presa a cuor leggero, ma definita l’unica ragionevole per riuscire a governare. Il documento è firmato da esponenti di diverse aree, dal veltroniano Giorgio Tonini, al bersaniano Miguel Gotor, al “giovane turco” Francesco Verducci. «La distanza tra quanto comunicato in queste ore e ciò che davvero è accaduto e sta accadendo nelle aule parlamentari è davvero paradossale», si legge nella lettera. «Appare in gran parte incomprensibile – sottolineano gli esponenti Pd – l’occasione che sta perdendo il Pd di spiegare e valorizzare le scelte, certo faticose e non facili, dei suoi parlamentari. Siamo concordi nel giudizio critico sugli eventi di ieri, la drammatizzazione di vicende giudiziarie del leader di un partito, il Pdl, con toni e modalità che nessuno di noi ha condiviso. Piacerebbe, però, vedere uno scatto d’orgoglio da parte del Pd e che fossero comunicate meglio le nostre buone ragioni al Paese. A cominciare dalla fatica e dalla responsabilità nel sostenere un Governo chiamato a realizzare riforme a fronte di una crisi gravissima». Un messaggio duro contro chi, renziani in testa, ha provato a mettere il partito alla berlina dopo il voto di ieri sul rinvio della seduta.

Arriva  la risposta del segretario che getta acqua sul fuoco: «Hanno ragione – dice – perché lamentano che il loro sforzo venga considerato come se nulla fosse. E poi in Parlamento non è successo quello che è stato raccontato: noi abbiamo sventato un tentativo di blocco, il Pdl ha fatto una riunione come sempre e oggi il Parlamento ha lavorato», argomenta Epifani al Tg3, cercando di smorzare anche i toni su un altro caso interno, gli insulti di Orfini ai colleghi Pd dopo il voto allo stop dei lavori. Insulti che avevano provocato una richiesta di chiarimento di 13 deputati renziani. Il caos è totale, il Pd è una polveriera pronta d esplodere. Il voto sull’ineleggibilità del Cavaliere è solo uno dei “casus belli” sui quali si misura lo scontro tra le diverse anime democrat. Sul tema interviene Anna Finocchiaro: «Con la legge che c’è, non ci si può pronunciare a favore dell’ineleggibilità di Berlusconi. Ma questo è un mio pensiero». L’esponente Pd risponde così a chi le chiede lumi sulla lnea del partito circa l’ineleggibilità del leader Pdl. Non tanto velatamente la linea è una sola: governo Letta avanti tutta. Se le faccende del Cav si sovrapponessero alla stabilità del governo Letta, o, peggio, lo compromettessero sarebbe un disastro per tutti. E con la situazione “in fieri”, con il 30 luglio che si avvicina il Pd decide che forse è meglio fare i “pompieri”. Ed Epifani può tentare, così, una (impossibile) quadratura del cerchio scaricando tutta la tensione sul Pdl, definito «schizofrenico»: «C’è una fibrillazione continua perché si tengono assieme i problemi del governo e del parlamento con le vicende giudiziarie di Berlusconi. Non può andare avanti così…».