Grillo a Napolitano: o nuova maggioranza, o elezioni o… i fucili

Lo storico incontro di Grillo con il presidente della Repubblica non è stato trasmesso in streaming ma ha avuto comunque sufficienti eco. Complice il voto in Parlamento sulla sospensione dei lavori chiesta dal Pdl (che m5s e renziani hanno definito “voto contro la Cassazione”), Grillo è tornato ad alzare i toni in una accesa conferenza stampa e i suoi collaboratori hanno tolto la sordina e spifferato previsioni e considerazioni ai cronisti. Bisogna leggere tra le righe – e soprattutto tra le grida. Napolitano avrebbe ribadito che non è sua intenzione restare al Colle per tutto il settennato. Sua intenzione era sovrintendere alle tanto auspicate riforme – costituzionali, economiche, strutturali – di cui l’Italia ha bisogno e ovviamente prendersene il merito. Ma voleva anche che questo accadesse rapidamente. Le mazzate giudiziarie che hanno colpito Berlusconi vanno tutte contro questo progetto, indeboliscono la maggioranza che sostiene il governo, cambiano le priorità dell’agenda parlamentare, frenano le riforme. Grillo ha sondato Napolitano per sapere se sarebbe disposto a sostenere un cambio di maggioranza, cioè scaricare il Pdl e sostituirlo con i 5stelle a sostegno di un nuovo esecutivo Pd. Ovviamente Napolitano si è detto scettico, perché le condizioni non sono così scontate, soprattutto perché non si capisce nel Pd chi comanda. Esiste un asse D’Alema-Bersani che ora si è allargato a Franceschini in funzione anti-renziana. A Renzi convengono le elezioni anticipate. Il governo Letta-Alfano è sufficientemente centrista e dialogante da togliere senso alla sua proposta rottamatrice e – se riuscisse a resistere e ottenere anche minimi risultati – toglie acqua anche alla non-proposta grillina. Il Pd non vuole una nuova maggioranza con Grillo, ma vuole cambiare gli equilibri saccheggiando i gruppi parlamentari eletti nelle liste 5stelle. A questo punto per Grillo sarebbe meglio andare a elezioni. Anche per lui sarebbe auspicabile evitare una nuova legge elettorale, soprattutto se in senso uninominale, come invece auspica il Pd. Il suo “movimento” non ha candidati credibili, i voti li prende solo lui, anche se non si candida. Il che lo rende per certi versi molto simile al Berlusconi che combatte e che, se condannato e interdetto a fine aprile, avrebbe tra le sue opzioni quella di tormare alle urne facendo campagna elettorale da esterno e da perseguitato politico. Ma perché il gioco funzioni – per entrambi – è meglio che resti il Porcellum. Non è poi affatto detto che in Berlusconi, anche condannato, prevalga il desiderio di tornare alle urne, piuttosto che la garanzia di mantenersi in area di Governo. Molti, nel Pd, useranno però la condanna per ribadire che il governo delle larghe intese è contro natura e chiedere un cambiamento di rotta. Infine, Grillo ricorda a Napolitano e all’Italia, che è meglio avere un movimento che incanala la rabbia popolare e la disinnesca nel gioco parlamentare piuttosto che lasciare che la frustrazione porti a risposte più dure e radicali. “Senza di me – dice – la gente ricorrerebbe ai fucili”. Ma lo diceva anche Bossi a cadenza settimanale. Quindi, esclusi i fucili – e per fortuna non siamo in Egitto e non abbiamo un esercito golpista – condanna o non condanna per Berlusconi di strade ne restano solo due: continuare con il centro di gravità Letta-Alfano (che alcuni, anche nel Pdl, sperano divenga “permanente”) o tornare alle urne. E, anche stavolta, la scelta sarà di Berlusconi.