Giustizia giusta, i referendum dei radicali possono essere il grimaldello per scardinare la lunga stagione dell’immobilismo

I radicali italiani, con la loro mobilitazione referendaria, possono nuovamente giocare un ruolo importante nella delicata partita politica cui stiamo assistendo. Se da un lato infatti la cifra del governo delle larghe intese sembra essere il gioco dei rinvii su ogni decisione davvero innovativa per evitare di far saltare il tavolo, dall’altro proprio i referendum, con la mobilitazione dal basso che innescano, possono costituire la spinta idonea perché si metta mano finalmente a quella riforma della giustizia da sempre invocata e mai attuata. Nel pacchetto dei referendum lanciati dai radicali compaiono anche altri temi, come il l’abolizione del finanziamento pubblico, la libertà di scelta nella destinazione dell’otto per mille, l’abrogazione delle norme che ostacolano il lavoro regolare degli immigrati e il divorzio breve. Ma tra i dieci quesiti depositati in Cassazione sono quelli per la “giustizia giusta”, lanciati in concomitanza del trentennale dell’arresto di Enzo Tortora, a rappresentare una piattaforma in grado di aggregare trasversalmente gli auspici di forze politiche tra loro diverse. Non a caso sia Beppe Grillo sia Silvio Berlusconi hanno detto che i referendum radicali sono sacrosanti e vanno appoggiati. È ovvio che al Cavaliere stanno a cuore soprattutto i no allo strapotere dei magistrati: per questo oggi Mariastella Gelmini e Fabrizio Cicchitto si sono recati ad apporre la loro firma ai quesiti referendari negli uffici del Comune.  Le finalità dei referendum per la giustizia giusta riprendono storiche battaglie del movimento di Marco Pannella: abolizione dell’ergastolo, rientro nelle funzioni proprie dei magistrati fuori ruolo, limitare l’abuso della custodia cautelare, separazione delle carriere e, soprattutto, responsabilità civile dei magistrati.

Con i due quesiti riguardanti la responsabilità civile, i promotori intendono rendere più agevole per il cittadino l’esercizio dell’azione civile risarcitoria. Il quesito sul rientro nelle funzioni proprie delle toghe fuori ruolo, punta a porre un freno al fenomeno dei magistrati collocati presso gli uffici legislativi dei gabinetti ministeriali, garantendo con ciò la separazione dei poteri ed eliminando la commistione tra magistratura e alta amministrazione. Il referendum contro l’abuso della custodia cautelare mira a limitare la possibilità di ricorrere al carcere prima di una sentenza definitiva. Il quesito sulla separazione delle carriere dei magistrati, spiegano i promotori, è necessario perché il modello processuale del Giusto Processo imposto dall’art. 111 della Costituzione, non può realizzarsi senza un giudice “terzo”, ossia realmente equidistante tra il pubblico ministero e il difensore. Sulla base di queste premesse Gelmini e Cicchitto hanno dichiarato piena sintonia tra gli obiettivi radicali e il Pdl mentre sull’abolizione dell’ergastolo esistono da parte del centrodestra diffidenze che difficilmente potranno essere superate. Da parte sua il Pd vede favorevolmente il referendum sull’immigrazione ma il blocco dei quesiti anti-giudici non sarà sicuramente appoggiato dal partito guidato da Epifani per non compromettere quella radicata alleanza tra sinistra e magistratura per cui il Pd è ancora oggi propenso a vedere nei magistrati l’unico baluardo della legalità. In ogni caso, se la battaglia radicale dovesse andare in porto, si confermerebbe la validità dello strumento referendario come efficace arma di mobilitazione dell’opinione pubblica contrapposta all’indecisione e alle titubanze dei partiti.