Furori ideologici e guerra fredda: stop alla rotonda di Rimini intitolata a Don Giussani

Certa sinistra perde  il pelo ma  non il vizio  dell’intollarenza e della faziosità ideologica. E non lo perde, talvolta, nemmeno quando si cinge il busto con la fascia tricolore. Così è accaduto ad esempio a Rimini, dove la giunta comunale si è resa responsabile di una decisione che definire  sconcertante è dire poco.  È stata infatti sospesa l’intitolazione di una rotonda cittadina a Don Luigi Giussani, il fondatore di Comunione e Liberazione che, proprio nella città romagnola, tiene il suo annuale Meeting per l’Amicizia tra i Popoli.  Con questa decisione, gli ineffabili amministratori comunali riminesi hanno di fatto eretto un nuovo, piccolo, ma significativo, muro della vergogna, perché riportano di fatto l’orologio delle conunità romagnola alle divisioni e agli odi  di trent’anni fa, quando ancora infuriava la guerra fredda.  La sinistra non ha mai perdonato a Cl (e al suo fondatore) il fatto di aver contrastato l’occupazione degli spazi politici da parte dell’ultrasinistra nelle università e di aver realizzato, sempre negli atenei, le prime esperienze politiche di collaborazione con i giovani di destra. Più in generale, dava fastidio a molti che Cl estendesse la sua rete all’interno della società e dentro la realtà dell’associazionismo. L’accusa più frequente che la stampa di sinistra rivolgeva ai ciellini era quella di integralismo.

Oltre due decenni sono passati da quei lontani furori ideologico-politici, ma gli antichi riflessi pavloviani continuano evidentemente a essere vivi e vegeti. Nel caso specifico di Rimini, il mondo di sinistra locale non ha mai digerito  il fatto che per una settimana, alla  fine di agosto, la città romagnola stemperasse la sua immagine di divertimentificio più godereccio e rutilante per fare posto alla riflessione  spirituale e al dibattito politico. Fastidioso era soprattutto il fatto che tale novità non recasse un segno di sinistra, quanto invece di una realtà politica e religiosa che la sinistra aveva sempre visto come il  fumo agli occhi. La scusa che filtra dal Comune per giustificare questa sconcertante decisione sarebbe in relazione a  una inchiesta giudziaria che coinvole il Meeting. Ma si tratta chiaramente di un pretesto. Perché la figura di Don Giussani non c’entra assolutamente nulla con le contingenti polemico politico-giudiziare. La verità è che gli amministratori di Rimini hanno voluto negare al fondatore di Cl un omaggio dovuto. E dovuto non solo per lo spessore spirituale della sua figura, ma anche per il contributo fornito dal Meeting all’immagine della città. Un nuovo muro in nome di vecchie faziosità.