Esplodono le inchieste e De Magistris che fa? Dà la cittadinanza onoraria al presidente del tribunale…

Carlo Alemi è un magistrato dal curriculum prestigioso, amico del papà del sindaco di Napoli, che fu presidente di Corte d’Appello al processo Cirillo, di cui Alemi era giudice istruttore: quell’inchiesta vide Alemi in prima linea, negli anni Ottanta, sul fronte degli intrecci camorra-terrorismo e ne segnò una carriera luminosa e immacolata. Nato ad Addis Abeba ma cresciuto a Napoli, attuale presidente del tribunale, Alemi è buon amico di De Magistris da quando questi era solo un ragazzino. Fu lui a proclamarlo sindaco, due anni fa, fu lui a fare da mediatore nella lite tra Gigino e il giudice Narducci, cacciato dalla giunta De Magistris a causa di disaccordi con il primo cittadino. Ma non ci fu nulla da fare, Narducci andò via. E i più maliziosi osservatori lessero in quello strappo la fine di un patto di non belligeranza con i colleghi della Procura di Napoli, dove pare che il sindaco non goda di particolari simpatie, anche a causa di quel “caratteraccio” che più volte Alemi gli ha paternamente (e pubblicamente) rinfacciato.

In effetti, per pura coincidenza, da quel momento i magistrati napoletani iniziarono ad interessarsi con una certa assiduità alle vicende della giunta partenopea, fino all’apertura di tre fascicoli d’inchiesta: uno sull’appalto per la curiosa pista ciclabile “interruptus”, un altro sulle buche stradali non ripianate e un terzo sugli appalti della Coppa America, con il coinvolgimento, in veste di indagato, del fratello di De Magistris, Claudio, e del carabiniere, suo capo di gabinetto, Attilio Auricchio. Proprio ieri, a Napoli, sono filtrate alcune intercettazioni che certo non alleggeriscono la posizione dei due indagati, ma su cui il sindaco, anche oggi, ha spiegato di non ravvisare “profili penali”. Il sindaco ha parlato delle inchieste che riguardano il Comune nella stessa sede in cui ha nominato Carlo Alemi, con pomposa cerimonia ufficiale alla presenza delle massime autorità, cittadino onorario di Napoli.

Nessun dubbio sulla figura specchiata di Alemi e nessuna illazione sul corteggiamento di De Magistris a colui che organizza il lavoro dei giudici ed è il massimo responsabile dei processi. Però, forse, per opportunità, sarebbe stato il caso di evitare, rimandare, soprassedere. Pensate: se Berlusconi, da premier, avesse nominato la Boccassini cittadina onoraria di Arcore, i soliti malpensanti che avrebbero pensato? E se si fosse difeso sulle sue inchieste mentre Ilda ritirava il riconoscimento?