Epifani promette il congresso a novembre ma “blinda” l’elezione del segretario. E nel Pd si scatena l’inferno

«Tagliamo la testa al toro, anche se non mi spetta, la mia indicazione è di fare il congresso entro novembre». Il taglio del toro, però, non basta al segretario del Pd Guglielmo Epifani per spegnere le polemiche alla direzione del Pd. Non appena fa riferimento ai criteri di elezione del segretario, con procedure riservate solo agli iscritti, si scatena la rivolta, e non solo dei renziani. «Serve una figura di segretario rivolta all’impegno prevalente del partito», è l’indicazione data dal segretario Pd durante la direzione del partito, aggiungendo che il congresso deve partire dai livelli locali e “procedere rapidamente”. Epifani parla di “primarie aperte” per la scelta del candidato premier mentre sulla platea che eleggerà il segretario del Pd decide la direzione e la commissione Congresso. «Il congresso del Pd partirà dai congressi di circolo, locali e regionali. Dopo saranno formalizzate le candidature a segretario nazionale», è il calendario del congresso che Guglielmo Epifani indica alla direzione del Pd, provocando malumori tra i renziani. «Habemus datam, finalmente ma Epifani vuole un congresso chiuso ai soli iscritti. Sarebbe un messaggio devastante per un partito che da oltre il 30% è crollato oggi al 23,5%. Serve rientusiasmare gli iscritti e coinvolgere i cittadini che sono arrabbiati e delusi, altro che chiusura! Apriamo porte e finestre, misuratevi con la gente, mettete a rischio la vostra rendita di posizione!», scrive su Twitter Gianni Pittella, candidato alla segreteria del Pd.  «La proposta sulle regole avanzata da Epifani non va bene. In un momento difficilissimo per il Pd non possiamo chiuderci nelle nostre paure», scrive Matteo Orfini. Anche il dalemiano Gianni Cuperlo chiede una platea larga e che le candidature vengano presentate prima dell’inizio del percorso congressuale. «Alla direzione hanno già dimenticato la batosta delle ultime elezioni e si predispongono ad incassare la prossima e non mi sembra spetti alla direzione del Pd decidere ma all’Assemblea nazionale», scrive su Twitter anche il senatore vicino a Renzi, Andrea Marcucci. E Letta? C’era anche lui: «Serve un segretario che faccia il segretario e che lavori a preparare un partito che quando ci saranno le nuove condizioni sia pronto a vincere», ha detto. Ma la direzione ha deciso, ancora una volta, di non decidere sulle regole.