Epifani blinda Letta e cerca di tenere a bada lo “spogliatoio”. I renziani contestano le regole

Guglielmo Epifani su due fronti, da un lato blinda il governo Letta, dall’altro tenta di tenere unito uno spogliatoio effervescente. «Non c’è nessuna alternativa a questo governo del fare che va sostenuto e incoraggiato», chiarisce. E a chi tenta di forzare gli schemi, come Matteo Renzi, che chiede ogni giorno a Letta di fare di più, il segretario ricorda come si tratti di un governo “di servizio”, frutto di una maggioranza poco “omogenea” e che quindi comporta dei compromessi. E pazienza. Dall’altro lato, però, Epifani cerca di frenare i bollenti spiriti del sindaco di Firenze, inviandogli segnali rassicuranti sul fronte delle regole e della data del congresso, assicurando che «a giorni» si deciderà e che «le primarie saranno aperte». Niente scossoni a Letta, è il monito del segretario che mostra di apprezzare le parole con le quali Renzi ha leggermente smorzato le polemiche su alcune sue parole pronunciate a  un comizio sul governo. «Io tifo per Letta», ribadisce il rottamatore dopo che più di qualche dirigente dem lo aveva attaccato su questo punto («Non tolga ossigeno al governo», è il consiglio del capogruppo Roberto Speranza; «una critica al giorno leva Letta di torno…», ironizzava  Beppe Fioroni).

Ma il vero motivo di tensione dentro il Pd è la sfida congressuale. Epifani punta a tenere unito il partito. Di qui la promessa a Renzi sui due nodi cruciali, data e regole, sui quali qualcosa di più si dovrebbe capire alla riunione della commissione congresso che si terrà lunedì, un giorno chiave durante il quale è lecito attendersi  che venga deciso qualcosa in più su questo fronte. O almeno questo è ciò che i renziani si aspettano dalla riunione. Un incontro al quale, probabilmente, il segretario presenterà in maniera più articolata una proposta su come intende declinare il “congresso dal basso”. L’ipotesi potrebbe essere quella che il Pd licenzi un documento base, una sorta di Dna del partito da far discutere. Una volta completata questa prima tappa si partirebbe con il congresso nazionale, scindendo le due fasi. Una procedura complessa, farraginosa, sulla quale diversi esponenti della commissione regole, a partire dai renziani, hanno espresso qualche dubbio. Il timore dei renziani è che un meccanismo di questo tipo faccia slittare i tempi. Non solo. Il timore è quello che, qualora decida di correre (la cosa sembra sempre più certa), Renzi ottenga una “vittoria azzoppata”. «Non ci serve un documento generico”, va all’attacco Lorenzo Guerini, componente renziano della commissione congresso, che invita a gran voce a «non avere timori di un congresso vero». E nel marasma generale resta il gelo tra Massimo D’Alema e il sindaco. Con l’ex premier che dalle pagine dell’Unità e di Europa torna ad avvertire: «Chiunque si candidi lo deve fare per svolgere il ruolo di segretario, non per fare il candidato premier di elezioni che non sono dietro l’angolo». Renzi contro le correnti? «È – ironizza D’Alema – il capo di una corrente, e anche particolarmente agguerrita», afferma ribadendo il proprio sostegno alla candidatura di Gianni Cuperlo. Mentre un altro candidato, Pippo Civati, che sta presentando la sua corsa in una iniziativa a Reggio Emilia va giù duro e invita il Pd a «ritirare il proprio contingente di pace dal governo delle larghe intese». Più incasinati di così…