Egitto, l’esercito spara sui sostenitori di Morsi. Decine di morti. Dai Fratelli musulmani invito alla sollevazione popolare

L’Egitto è sempre più vicino alla guerra civile. L’esercito ha sparato all’alba contro una manifestazione di sostenitori del deposto presidente Morsi davanti a una caserma del Cairo, facendo una strage (77 morti secondo i Fratelli musulmani, tra cui otto donne e sette bambini). Il partito Libertà e Giustizia di Morsi (espressione dei Fratelli musulmani) ha lanciato un appello alla sollevazione popolare. Due soldati in mattinata sono stati catturati dai partigiani dell’ex presidente e costretti a fare una dichiarazione pubblica contro le forze armate. La mattanza avviene all’alba, e come succede sempre in guerra, ognuno la racconta a modo suo. Per l’esercito, un “gruppo terrorista armato” dà l’assalto a una caserma della Guardia repubblicana. Un ufficiale rimane ucciso, una quarantina di militari feriti, sei dei quali in modo grave. Soldati e poliziotti reagiscono con le armi e riescono a impedire agli assalitori di invadere la caserma, mettendoli in fuga. Il ministero della Salute parla di 35 morti, ma più tardi la tv di stato e un responsabile dei servizi di soccorso aggiornano il bilancio a 42. Non si sa ancora quanti sono i militari caduti e quanti i manifestanti. Completamente diversa la versione dei sostenitori di Morsi. I manifestanti, in presidio davanti alla caserma, si preparavano alla prima preghiera dell’alba, quando soldati e poliziotti hanno cominciato a sparare contro di loro con lacrimogeni e “proiettili veri”. Alcuni testimoni parlano di militari in divisa che miravano in aria e gente in borghese che puntava contro la folla. Morti e feriti tra i dimostranti sono stati portati in una clinica di fortuna al presidio del partito islamico. La risposta di Libertà e Giustizia (e quindi della Fratellanza) è durissima e inquietante. Il partito in un comunicato fa appello a una “sollevazione del grande popolo dell’Egitto contro coloro che tentano di rubargli la sua rivoluzione con i carri armati”. La formazione di Morsi chiede alla comunità internazionale di intervenire per impedire “l’apparizione di una nuova Siria nel mondo arabo”.

Il partito islamico al Nour, che aveva appoggiato il golpe, dopo il massacro ha annunciato di ritirarsi dal negoziato per un governo di transizione. Il presidente egiziano ad interim, Adly Mansour, ha invitato i manifestanti a non avvicinarsi a strutture militari o ad altre “installazioni vitali” e ha espresso profondo rammarico per le violenze annunciando l’istituzione di un comitato d’inchiesta.