Egitto, i militari scelgono Mansour come presidente. Arrestati i capi dei Fratelli musulmani

L’Egitto si risveglia con un nuovo presidente e si lascia alle spalle i dodici mesi sotto la guida Morsi, primo capo di Stato egiziano eletto democraticamente. Questa mattina il giudice Adly Mansour fino ad oggi presidente della Corte Costituzionale, ha giurato come presidente ad interim dopo essere stato designato dai militari a succedere al deposto capo di Stato Mohamed Morsi. A salutare l’evento 14 jet sono sfrecciati sui cieli della capitale egiziana lasciando dietro di loro strisce di fumo rosse, bianche e nere, i colori della bandiera nazionale. Un gesto per sottolineare il ruolo avuto dall’esercito nella destituzione del presidente Morsi. “I Fratelli musulmani sono parte della nazione”: una nazione che “dobbiamo costruire insieme”, sono state le prime parole del successore di Morsi affidate al quotidiano Al-Arham. Il deposto Morsi, intanto, dall’alba, viene tenuto ‘in isolamento’ all’interno del ministero della Difesa, mentre per il leader e il capo dei parlamentari del partito dei Fratelli musulmani sono scattate le manette e vengono trattenuti in arresto dentro un edificio militare. Uguale sorte è toccata, subito dopo il giuramento di Mansour, alla guida spirituale della Fratellanza Mohamed Badie e al suo vice Khairat el Shater ai quali era già stato imposto il divieto di espatrio. Stando al quotidiano al-Ahram, sono stati diramati ordini di arresto per 300 membri del partito.

“In Egitto la situazione è in assoluto movimento. La prudenza è la linea migliore che possiamo seguire senza precipitarci in giudizi o affermazioni su situazioni complesse che non si possono ridurre in un tweet”, commenta a caldo il ministro degli Esteri Emma Bonino. Da Londra il suo collega William Hague afferma che “la Gran Bretagna è pronta a riconoscere la nuova amministrazione in Egitto e a collaborare ed invoca “un rapido ritorno al processo democratico”. Ad auspicare il ritorno, il prima possibile di un governo democratico in Egitto era stato – quando nel Paese delle piramidi era già notte e il golpe in pieno svolgimento – il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. “Profondamente preoccupato” per la decisione delle Forze Armate egiziane di rimuovere il presidente Morsi e sospendere la Costituzione egiziana Obama aveva rivolto alle forze armate egiziane un appello per agire rapidamente e responsabilmente per restituire piena autorità ad un governo civile democraticamente eletto, il più presto possibile, attraverso un processo inclusivo e trasparente.

Nella notte egiziana è stato versato altro sangue: 14 le vittime dei furiosi scontri tra manifestanti a favore e contro il deposto capo dello Stato verificatisi in diverse città del Paese. Ad Alessandria d’Egitto si contano anche 50 feriti.