E se fosse proprio Letta a staccare la spina a… Letta?

La visita di Matteo Renzi ad Angela Merkel può diventare la goccia che fa traboccare il vaso di un Partito democratico in tempesta. Il presidente del Consiglio Enrico Letta ha detto puntuto di essere stato avvisato dell’incontro prima dalla Cancelliera tedesca e poi dal sindaco di Firenze. Renzi a sua volta ha replicato dicendo che era stato lo stesso premier a consigliargli un tour di accreditamento internazionale.

La vera novità rappresentata da questo episodio è che sta emergendo quello che sarà il vero scontro per la guida della sinistra e la candidatura a Palazzo Chigi, con Letta ormai quasi pronto a competere con Renzi in caso di primarie.

Il ragionamento che si sta facendo nelle stanze del Pd e in quelle di Palazzo Chigi è che il buon Enrico non può farsi logorare da Renzi, non può sopravvivere guidando un governo già impaludato, perché così consegnerebbe tutto al suo antagonista interno. Ecco che in molti cominciano a sussurrare all’orecchio di Letta che potrebbe essere proprio lui – e non Berlusconi o Renzi – a staccare la spina al governo, magari prendendo al balzo il terremoto che provocherebbe una condanna di Silvio Berlusconi e la sua decadenza dal Parlamento. Lo stesso premier potrebbe dire già tra un mese che l’esperimento delle larghe intese non ha prospettiva e che è bene ricorrere alle urne utilizzando la finestra autunnale. Con una “mossa del cavallo” di questa portata anticiperebbe le primarie rispetto al congresso del Pd per poi candidarsi contro Renzi. Se invece Letta lascia vivacchiare il governo, Renzi conquisterebbe il partito per mancanza di alternative (visto che Il presidente del Consiglio non può candidarsi alla segreteria), per poi trovarsi in pole position per Palazzo Chigi, o come candidato figlio dell’automatismo oggi previsto dallo statuto del partito di Largo del Nazareno oppure dopo aver vinto facili primarie con la struttura del partito sotto il suo controllo.

Ecco perché più di qualcuno sussurra a Letta di superare ogni perplessità e mollare gli ormeggi, favorendo un ritorno alle urne e sfidando Renzi alle primarie con la forza del premier uscente e la struttura attuale del Pd quasi tutta dalla sua parte. In uno scenario del genere la sinistra si presenterebbe con due alternative entrambe giovani e moderate e Letta avrebbe non poche chance di battere Renzi per poi candidarsi a Palazzo Chigi in una situazione elettorale resa certamente più agevole del febbraio scorso a causa dei problemi personali di Berlusconi e della crisi del movimento di Beppe Grillo che alle ultime politiche ha drenato tanti di quei consensi alla sinistra da costringerla al pareggio.

La schermaglia tra Letta e Renzi sulla visita tedesca del sindaco non è quindi una scaramuccia tra due colleghi di partito, ma rappresenta forse l’inizio di uno scontro tra i due per chi dovrà essere il candidato premier del centrosinistra, ormai sempre più convinto che prima si va al voto e meglio è per tutti.