È partita la “navicella” delle riforme: il ddl costituzionale all’Aula del Senato

Piano  piano, in silenzio è partita la navicella  delle riforme.  Non sappiamo che sorte avrà. Ed è plausibile  pensare che incontrerà presto la  bufera. Ma intanto è partita. È infatti è approdato nell’Aula del Senato il Ddl costituzionale che istituisce il Comitato dei  42, in pratica un supercommessione di 20 deputati e 20 senatori, più i due Presidenti di Commissione Affari Costituzionali che dovrà esaminare i progetti di riforma della forma Stato, di Governo e del bicameralismo e trasmetterli ai Presidenti delle Camere (altra cosa è la commissione dei 35 saggi che svolge una funzione consultiva rispetto al governo) .  Nel Ddl è anche previsto anche il dimezzamento (da 90 a 45 giorni) dell’intervallo tra la deliberazione delle due Camere sul progetto di riforma. Fuori dal tecnicismo giuridico, ciò vuol dire che la maggioranza a  sostegno  del governo ha deciso di accelerare i tempi per il varo della Grande Riforma, dopo 30 anni (al 1983 risale la prima Bicamerale, presieduta da Aldo Bozzi) di tentativi andati a vuoto. Molto dipenderà, naturalmente, dall’evoluzione del quadro politico dei prossimi mesi, ma il fatto che la riforma sia preceduta da un’altra riforma (quella relativa all’articolo 138, che fissa  tempi e modi del processo di revisione costituzionale), depone, se non altro,  in favore della volontà del governo e della maggioranza di rispettare i 18 mesi previsti per la riforma  (sempreché, naturalmente, l’esecutivo non cada prima).

Non a caso, è già partito il fuoco di sbarramento delle vestali (più o meno improvvisate) dell’intangibilità della Costituzione. Scontati gli emendamenti presentati da Sel e dai grillini, c’è da registrare una bizzarra dichiarazione di Ingroia, che spara a zero su tutti:  «Ho scritto una lettera a Guglielmo Epifani, Nichi Vendola e Beppe Grillo per chiedere   l’indizione di primarie contro il progetto di stravolgimento della nostra Carta e in particolare contro il presidenzialismo. È evidente che i maggiori poteri esercitati da Giorgio Napolitano rispetto alla Costituzione formale ha ulteriormente indebolito il Parlamento, soprattutto dopo l’esito del conflitto di attribuzione con la magistratura e la sua rielezione al Quirinale». La navicella è partita in silenzio, ma la cacofonia che s’annuncia sarà particolarmente molesta. E assordante.