E Berlusconi festeggia una vittoria in tribunale contro “L’Espresso”: «Non ci fu diffamazione»

Il Tribunale dei ministri di Genova ha disposto ieri l’archiviazione nei confronti di Silvio Berlusconi nel procedimento penale avviato a seguito della denuncia del gruppo editoriale L’Espresso per diffamazione, abuso d’ufficio e turbata libertà dell’industria. I fatti risalgono al 13 giugno 2009 quando l’allora premier intervenne al convegno dei giovani industriali di Santa Margherita Ligure sostenendo che era in corso un “progetto eversivo” contro di lui condotto dal quotidiano La Repubblica attraverso “campagne di scandalo” riguardanti “Mills, veline, minorenni e voli di Stato”. La querela del gruppo editoriale era stata presentata il 22 luglio 2009 e integrata con fatti avvenuti successivamente a Roma e a Monza. Come richiesto dal pm, il Tribunale (presidente Enrico Ravera) ha deciso di archiviare il fascicolo sottolineando che quello di Berlusconi – difeso dall’avvocato Silvio Romanelli di Genova – era “un discorso di critica politica a quelli che erano attacchi alla sua persona”. «L’ascolto della registrazione – scrivono ancora i giudici nella sentenza – evidenzia tra l’altro la pacatezza del tono e la riflessione nel tenere il ragionamento, tutto diretto ad evidenziare la tesi politica che Berlusconi stava esponendo». Secondo i giudici, “Berlusconi ha semplicemente ritenuto di segnalare da un punto di vista politico che le critiche alla sua persona costituivano un pericolo per la tenuta del suo Governo”. «Berlusconi ha cioé ipotizzato – proseguono – una possibile evoluzione del quadro politico facendo appunto una congettura. L’avere poi utilizzato l’espressione ‘progetto eversivo’ non costituisce un fatto determinato, come richiesto dal codice, ma sintetizza in maniera plastica il pensiero di Berlusconi e quindi il timore che le sue vicende personali venissero utilizzate per fini squisitamente politici». «Nel discorso tenuto pertanto – concludono – non può leggersi un attacco gratuito alla dignità dell’Espresso e a La Repubblica perché il ragionamento di Berlusconi era una mera critica politica e il fatto pertanto non costituisce reato». Infine i reati di abuso d’ufficio e turbata libertà dell’industria “non sussistono perché mancano del tutto gli elementi tipici di tali fattispecie di reato”.