Dopo la sentenza, comunque vada, il Pd imploderà. Panico al Nazareno

In queste ore di trepidazione per il mondo politico, a trepidare di più, paradossalmente, è il Pd. Sembra strano, vero? Ma non è così. Comunque vada, la sentenza della Cassazione avrà un forte impatto sulla tenuta dei democrat. Se rinvia ci sarà chi comincerà a sussultare per una possibile cancellazione ovvero assoluzione; se annullerà con rinvio si chiederà se non interverrà la prescrizione con la conseguenza della fine dell’antiberlusconismo militante che ha affidato alla magistratura le sue ultime chances; se dovesse cassare e basta chiudendo la partita a Largo del Nazareno (ma non solo) celebrerebbero un mesto funerale; se, infine, Berlusconi venisse condannato in via definitiva , posto che non scatterebbe immediatamente l’automatismo dell’ineleggibilità, in virtù dell’interdizione dai pubblici uffici – ma questo potrebbe essere deliberato soltanto dalla Camera di appartenenza e si concretizzerebbe nel divieto di candidarsi alle prossime elezioni –  il Pd dovrebbe porsi seriamente il problema se continuare a sostenere il governo del quale fa parte il Pdl e del quale lo sponsor maggiore e di riferimento è proprio il Cavaliere.

Può bastare, si chiedono i democratici, una condanna per staccare la spina senza prendersi l’accusa di confondere i piani, cioè a dire quello giudiziario e quello politico? Intorno a questo interrogativo si stanno macerando nei gruppi parlamentari dove, secondo fonti attendibilissime, ci si augura il meglio per Berlusconi, vale a dire l’annullamento della sentenza d’Appello o almeno il rinvio in modo da farlo giudicare dalla ormai “mitica” Terza sezione attrezzata per questo tipo di processi e che sarebbe il suo “giudice naturale” se la fretta non avesse consigliato altrimenti.

Comunque vada, insomma, a prescindere dall’esito che al momento non è assolutamente prevedibile, l’unica cosa certa è che il Pd è in gramaglie: non può gioire (almeno pubblicamente) per l’eventuale condanna; non può gioire neppure per l’eventuale assoluzione sapendo di rimetterci la faccia di fronte alla propria base.

Ecco ciò che accade quando non si ha una linea politica da spendere. Il Pd, come prima il Pds ed i Ds, ha speso tutto nell’antiberlusconismo; ne ha fatto la sua unica bandiera dimenticando strategie a lungo termine e tattiche ravvicinate; sottovalutando la crisi economica e sociale nell’attesa del Grande Evento della liberazione dal Caimano da dove sarebbe cominciata una nuova era. Davvero la povertà di questo partito è sconcertante. Perfino quando aveva la vittoria (nel febbraio scorso) a portata di mano è riuscito nell’ardua impresa di farsela strappare di mano per l’inconsistenza delle argomentazioni proposte all’elettorato e la miseria della sua classe dirigente aggrappata all’illusione della sconfitta del vecchio nemico. Neppure il più scalcinato dei movimenti politici opera in questo modo e secondo questa logica così meschina. Perciò oggi cercheranno a Largo del Nazareno le parole per commentare gli eventi sapendo di non averle: non possono far cadere il governo; non potranno governare come se nulla fosse accaduto in caso di condanna, insieme con il Pdl.

Che cosa farà il Pd? Leggiamo i giornali di questi ultimi giorni e li troviamo ingolfati di scombiccherate tesi sulle primarie, sull’elezione del segretario e su quella di chi dovrà concorrere alla presidenza del Consiglio. C’ è chi sostiene che l’una e l’altra figura siano sovrapponibili, mentre c’è chi lo nega. Roba surreale. Il duello tra Renzi e Letta rischia di essere vanificato dall’arrivo di un terzo incomodo: Barca, sempre più deciso a concorrere alla segretaria del partito. Crescono i mal di pancia. Ufficiali di collegamento tengono rapporti costanti con i grillini che non mancano di far pesare il loro sarcasmo su un Pd letteralmente allo sbando. I “fighetti” alla corte di Epifani si sentono depositari della verità ed inondano l’etere di twitt quotidianamente soprattutto in questi giorni di chiusura di talk show dove ormai sono guest star ricercatissime.

Partito di governo e di opposizione? Così sembra. Ma non funziona. Il Pd dovrebbe scegliere, ma non può farlo. Perciò è condannato. Lui di sicuro. Il Cavaliere non si sa, ma l’impressione è che non andrà come i suoi acerrimi nemici si attendono. Nell’aria si coglie qualcosa di indefinito che fa pensare che per ora Berlusconi, Letta (Enrico) e Napolitano possono guardare più in là di questo 30 luglio diventato, non certo per colpa loro, il giorno dell’ordalia.