Dopo gli “sbandamenti” costruiamo una destra moderna senza commettere errori

Appena incassata amaramente la mancata rielezione a sindaco di Roma, Gianni Alemanno ha aperto un dibattito politico molto interessante sul futuro della destra italiana. Tale uscita si è incrociata con uno spontaneismo che da mesi sta facendo discutere molti spezzoni provenienti dalla storia di Alleanza nazionale e, soprattutto, con la comunicazione del ritorno a Forza Italia da parte di Silvio Berlusconi. Il ragionamento prospettato da Alemanno non fa una piega quando sostiene che se il Popolo delle Libertà si trasforma da partito in coalizione – così com’era la Casa delle Libertà – dal ritorno di Forza Italia non può non nascere anche un nuovo soggetto che rimetta insieme tutti i segmenti della destra finiti in più rivoli, elettori oggi collocati nel Pdl, in Fratelli d’Italia, nella Destra e in Fli, ma soprattutto nell’astensionismo.

Si potrebbe, in sostanza, cogliere al volo un evidente momento di difficoltà del centrodestra per ricostruirlo su un modello che ha il difetto di essere già stato visto, ma il grande pregio di poter essere attualizzato e modernizzato. E tale percorso può essere l’occasione per mettere alcuni paletti sui quali negli anni passati ci sono stati troppi sbandamenti, da una parte e dall’altra. Il primo paletto è che serve un partito di destra moderna rivolta al centrodestra, il secondo è la chiara appartenenza alla coalizione guidata ancora da Berlusconi, il terzo l’ancoraggio al Partito popolare europeo e il quarto è la necessità di essere molto critici con il governo Letta, ormai in evidente stato confusionale e incapace di gestire le emergenze economico sociali sul tappeto.

Sul modello di partito di destra nei giorni scorsi ha detto una cosa interessante Marcello Veneziani, proponendo la terza tappa di un percorso che viene da lontano. Se il Msi è stato il partito di destra della Prima Repubblica – ha sostenuto – ed Alleanza Nazionale della Seconda, va costruita una evoluzione partitica per la Terza Repubblica, magari con un formula che dia più spazio al territorio e, soprattutto, al ricambio generazionale. E se il Pdl si trasforma da partito in coalizione si può anche cogliere l’occasione per tramutare i problemi degli ultimi anni in opportunità. Diversamente da quel che si pensava, infatti, la fusione tra Forza Italia e Alleanza nazionale anziché diluire in un unico contenitore le differenze ha finito per esasperarle, dando vita anche a scontri di tipo personalistico che sono divenuti il virus letale del Pdl. Tornare adesso dalla casa comune dove si era costretti a coabitare ad un condominio dove ognuno può far valere le proprie specificità e metterle così a fatturato comune della coalizione può rappresentare una grande occasione, l’occasione della rinascita e del rilancio del centrodestra italiano pronto a riunirsi e ad allargarsi nuovamente al centro per tornare maggioranza elettorale nel Paese.