Dire qualcosa di sinistra? Ormai è una mission impossibile. Serra guida la schiera dei rassegnati

“Se dire qualcosa di sinistra fosse così facile, in molti l’avrebbero già detta, questa cosa…”. Un incipit non proprio incoraggiante quello di Michele Serra oggi su Repubblica, che inaugura una serie di interventi sulla sinistra da ritrovare, da riorganizzare soprattutto a livello di linguaggio, Bertinotti avrebbe detto di “narrazione”.

Perché nessuno dice cose di sinistra? La risposta di Michele Serra è semplice e vera alla stesso tempo. Perché la sinistra ha smesso di essere forza di cambiamento, non interpreta più il futuro. Anzi il futuro arriva e trasforma la società dimostrando di poter fare tranquillamente a meno della sinistra, alla quale resta l’ingrato compito di restare immobile, sospesa tra conservazione di un passato dove riconosce la sua impronta ideologica e un domani di cui ha paura, da cui si vuole proteggere. “Dunque – dice Serra – la paura del cambiamento (qualunque sorpresa, qualunque incognita possa riservarci il futuro) è per la sinistra un indugio mortale”. Difficile dare torto a questa analisi, anche perché quando ci si prova, da quella parti, a usare la parola cambiamento, non ci crede nessuno, come nel caso del “governo di cambiamento” inutilmente auspicato da Bersani.

L’indugio, quindi, che è anche pigrizia mentale, rifiuto non solo del cambiamento ma anche di piccoli passi in direzione di riforme essenziali. Indugio che è ancoraggio a schemi ideologici che leggevano la realtà della prima metà del secolo scorso e che oggi sono del tutto insufficienti a interpretare la realtà. E così la sinistra si scopre conservatrice, occupando uno spazio mentale che era proprio della destra, e poiché questa scoperta ribalta certezze consolidate, la sinistra preferisce rimanere ferma. Non va avanti e dà l’impressione di andare indietro. Lungo l’elenco delle paure che hanno minato la funzione originaria di una forza fiduciosa in un domani migliore.

Proprio il caso italiano, con tutte le specificità che conosciamo, spiega molto bene l’ossimoro denunciato da Serra, quello della sinistra che vuole conservare e non innovare. È la sinistra che non vuole cambiare la Costituzione, che non vuole nuove regole per gli scioperi, che non vuole la separazione delle carriere, che non si decide a destrutturare il mito dei sindacati, che parla ancora di partiti radicati nel territorio, che non sa aggredire la spesa pubblica, che pensa che la scuola sia la stessa dell’epoca dei decreti delegati, che ritiene che l’antifascismo sia ancora una parola d’ordine convincente, che non vede che le Regioni sono diventate insopportabili carrozzoni, che idealizza il popolo e non tollera la plebe. È la sinistra, in definitiva, che ha ancora il culto dei metalmeccanici e non fa la battaglia per la banda larga. È questa la sinistra che “ha perso capacità di incidere” mentre lo spazio del nuovo viene aggredito da altri movimenti: oggi i grillini, domani chissà, mentre il tempo avanza indifferente ad ogni nicchia di nostalgia, ad ogni zattera cui restano aggrappati i reduci del grande naufragio delle ideologie.