Delitto Calabresi, 25 anni fa la confessione di Leonardo Marino che oggi dice: “Posso andare in giro a testa alta”

«Se mi sono pentito di essermi pentito? No. Adesso sono me stesso. Certo: qualcuno mi dà del traditore. Ma io posso andare in giro a testa alta». Lo ha detto alla “Stampa” – il quotidiano diretto da Mario Calabresi, figlio del commissario di polizia Luigi, ucciso il 17 maggio 1972 da un commando di Lotta Continua – Leonardo Marino, il pentito che nel 1988 raccontò la sua verità su quel delitto politico, al quale partecipò come autista, portando all’arresto di Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi. Calabresi era stato al centro di una campagna di stampa della sinistra parlamentare ed extraparlamentare che gli imputava la responsabilità della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, caduto da una finestra della questura mentre veniva interrogato sulla strage di piazza Fontana. «Al di là della propaganda – ha aggiunto Marino nell’intervista – tutti sanno che ho raccontato la verità. Solo pochi però hanno il coraggio di esporsi. L’ha fatto Casalegno, l’ha fatto Mughini. Ma gli altri dicono: chi me lo fa fare?».

Al processo «hanno negato anche di fronte all’evidenza, come le pistole rapinate all’armeria Leone di Torino e trovate in possesso di militanti di Lotta Continua. Credo che Sofri volesse dare una visione totalmente immacolata di Lotta Continua. Mai avuto dubbi» della conferma avuta da Sofri per il mandato a uccidere Calabresi: «Le parole esatte non le posso ricordare. Ma certe cose si possono capire solo tra chi è stato in un certo ambiente. Io avevo chiesto a Pietrostefani garanzie per la mia famiglia nel caso fossero andate male le cose, e volevo rassicurazioni da Sofri. Loro dicono: a Pisa non ci fu il tempo per parlarsi, si era sotto il palco di un comizio. Ma lui sapeva già tutto, gli bastò un attimo per darmi la conferma. Non c’è possibilità di equivoco».

Marino spera ancora che qualcun altro confessi: «Ma non ci credo, la loro scelta l’hanno fatta», non confesseranno mai «per troppo orgoglio». Da ricordare che Marino si presentò spontaneamente alle forze dell’ordine per confessare il suo ruolo avuto nel delitto per il quale non era accusato né sospettato.
Quarantuno anni fa l’omicidio del commissario Calabresi. Venticinque anni fa, il 28 luglio 1988, gli arresti di Sofri, Bompressi, Pietrostefani e Marino, scattati a seguito della confessione di quest’ultimo, secondo cui Bompressi fu l’esecutore materiale, Sofri e Pietrostefani i mandanti e lui stesso l’autista dell’agguato. Il 31 maggio 2006 il decreto di grazia in favore di Bompressi, firmato dal presidente Napolitano. L’anno scorso, il 14 gennaio, l’ultimo avvenimento giudiziario: Sofri ha finito di scontare la pena. Oggi Sofri abita ancora nella sua casa a Impruneta, Bompressi è a Massa e Marino vende crepes a Bocca di Magra, come allora. Solo Pietrostefani è latitante, dal 2000: pare sia in Francia e si occupi di turismo.